Spettri stellari – StarLight . Un nuovo sito targato WordPress Mon, 06 Jul 2026 15:36:50 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.4.2 Analyses spectrales et observations des protubérances solaires ./1871/12/analyses-spectrales-et-observations-des-protuberances-solaires/ Sat, 23 Dec 1871 22:04:56 +0000 ./?p=2199 Le P. Secchi a publié, en 1868, dans les Actes de la Société italienne des Quarante, deux mémoires importants, accompagnés de planches, sur les spectres prismatiques des étoiles fixes. Divers observateurs se sont occupés aussi des lignes spectrales qu’on peut distinguer dans les aurores boréales. On doit citer encore les recherches spectroscopiques de M. Respighi sur la scintillation stellaire. Depuis la mémorable découverte, faite à peu près en même temps par MM. Janssen et Lockyer, immédiatement après la grande éclipse du 18 août 1868, de la possibilité d’observer les protubérances solaires hors des moments des éclipses totales, on a continué avec une grande activité les recherches de ce genre, et je ne pourrais en rapporter ici tous les détails. Je me bornerai à dire que MM. Huggins, Lockyer et Young en Angleterre, MM. Zœllner, Spœrer et Littrow en Allemagne, le P. Secchi et M. Respighi à Rome, M. Tacchini à Palerme, M. Ellery à Melbourne, M. Hennessey à Mussœrie et le professeur Winlock en Amérique, ont été entre les principaux auteurs de travaux récents dans cette partie si curieuse et si neuve de la science. L’optique, la physique, la chimie et l’astronomie s’y trouvent pour ainsi dire en contact mutuel, et amènent par leur concours des résultats très-remarquables, pour l’extension de nos connaissances sur la nature des corps célestes, et spécialement sur celle de notre soleil (1). Il a paru, en 1870 et 1871, deux ouvrages spéciaux intéressants sur cet astre: l’un en français du P. Secchi, l’autre en anglais de M. Richard Proctor. ______ (1) Les savants mémoires sur le soleil de M. le professeur Zœllner, de Leipsig, ont paru, soit dans le Recueil de ceux de la Société royale de Saxe, soit dans les numéros 1815-1816, 1835 et 1849-1852 des Astr. Nachrichten. M Spœrer, dans le numéro 1851 de ce dernier journal, conclut de ces observations l’existence, dans les hautes régions de l’atmosphère solaire, d’un courant dirigé de l’équateur vers les pòles. Traveaux scientifiques étrangers, La reveu scientifique de la France et de l’étranger, S. 2, A.1, n. 26 scarica l’articolo originale

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Le P. Secchi a publié, en 1868, dans les Actes de la Société italienne des Quarante, deux mémoires importants, accompagnés de planches, sur les spectres prismatiques des étoiles fixes. Divers observateurs se sont occupés aussi des lignes spectrales qu’on peut distinguer dans les aurores boréales. On doit citer encore les recherches spectroscopiques de M. Respighi sur la scintillation stellaire.

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Sugli spettri prismatici della luce delle stelle fisse di Angelo Secchi

Depuis la mémorable découverte, faite à peu près en même temps par MM. Janssen et Lockyer, immédiatement après la grande éclipse du 18 août 1868, de la possibilité d’observer les protubérances solaires hors des moments des éclipses totales, on a continué avec une grande activité les recherches de ce genre, et je ne pourrais en rapporter ici tous les détails. Je me bornerai à dire que MM. Huggins, Lockyer et Young en Angleterre, MM. Zœllner, Spœrer et Littrow en Allemagne, le P. Secchi et M. Respighi à Rome, M. Tacchini à Palerme, M. Ellery à Melbourne, M. Hennessey à Mussœrie et le professeur Winlock en Amérique, ont été entre les principaux auteurs de travaux récents dans cette partie si curieuse et si neuve de la science. L’optique, la physique, la chimie et l’astronomie s’y trouvent pour ainsi dire en contact mutuel, et amènent par leur concours des résultats très-remarquables, pour l’extension de nos connaissances sur la nature des corps célestes, et spécialement sur celle de notre soleil (1).
Il a paru, en 1870 et 1871, deux ouvrages spéciaux intéressants sur cet astre: l’un en français du P. Secchi, l’autre en anglais de M. Richard Proctor.

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(1) Les savants mémoires sur le soleil de M. le professeur Zœllner, de Leipsig, ont paru, soit dans le Recueil de ceux de la Société royale de Saxe, soit dans les numéros 1815-1816, 1835 et 1849-1852 des Astr. Nachrichten. M Spœrer, dans le numéro 1851 de ce dernier journal, conclut de ces observations l’existence, dans les hautes régions de l’atmosphère solaire, d’un courant dirigé de l’équateur vers les pòles.

Traveaux scientifiques étrangers, La reveu scientifique de la France et de l’étranger, S. 2, A.1, n. 26

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I più recenti progressi che ha fatto la scienza astronomica ./1866/02/piu-recenti-progressi-la-scienza-astronomica/ Wed, 28 Feb 1866 13:51:34 +0000 ./?p=729 – Il Giornale di Roma reca l’analisi di un ragionamento recitato dal P. Angelo Secchi all’Accademia Tiberina nella tornata del 18 corrente sopra i più recenti progressi che ha fatto la scienza astronomica nella condizione fisica dei corpi celesti specialmente del Sole delle Stelle fisse. Questi avanzamenti dimostrò il ch. Autore che sono dovuti ai movimenti di osservazione di cui si è arricchita la scienza in questi ultimi tempi: mostrò gli strumenti recentemente immaginati per tale effetto, ed espose gli oculari elioscopici a riflessione e polarizzazione che sono stati recentemente introdotti, lo spettroscopio perfezionato per l’occasione delle stelle fisse. In quanto al Sole si trattenne specialmente a descrivere le apparenze della fotosfera e le granulazioni che essa presenta, e concluse esser esse minutissime fiammelle di cui è seminato il disco solare. In quanto alle macchie maggiori fece rilevare quanto sia complessa la loro struttura. Mostrò che la lor parte interna, detta penombra, dovea dirsi una cavità in cui affluiscono da tutto intorno correnti di materia fotosferica. Si trattenne specialmente a descrivere l’apparenza de’ veli che coprono d’ordinario porzione dei nuclei, e insistè sul fatto nuovo ed importante della trasformazione delle correnti luminose fotosferiche in veli di color rosato nell’interno dei nuclei stessi. Tal fenomeno lega le apparenze delle macchie comuni con quelle più rare e straordinarie delle protuberanze rosate che vedonsi nelle ecclissi. Numerose figure esposte agli editori disegnate dal vero con sistema nuovo di disegno convalidano le asserzioni dell’oratore. Proseguendo nell’analisi de’ fatti e studiando la parte esterna della penombra, esso mostrò con sempre attorno alle macchie regna una grande elevazione ed agitazione che forma le facole. Ne concluse che le macchie doveano considerarsi come crateri da cui emanava una materia di più elevata temperatura in istato gassoso e che era capace di sciogliere e far passare a stato elastico e invisibile la materia della fotosfera. La dissoluzione di questa materia è un fenomeno ovvio ad osservarsi, e la tendenza delle correnti della penombra verso il mezzo del nucleo può spiegarsi colla forza aspiratrice che produce la colonna ascendente, la quale richiama a sè la materia intorno. Dei fatti assai singolari citati dell’oratore mostrerebbero essersi talora effettivamente vedute queste eruzioni. L’enorme temperatura del Sole non permette più che si sostenga l’antica opinione di un nucleo solido e oscuro, ma insieme possono conciliarsi queste correnti emanate dal centro colla temperatura meno elevata che hanno le macchie, a cagione del principio del certo in fisica che i gas in istato elastico hanno facoltà radiante minore di quella dei corpi solidi anche a pari temperatura. Passò quindi ad accennare alle scoperte spettroscopiche le quali confermano queste norme temperatura del globo solare, e in tale occasione spose ancora il risultato delle sue osservazioni su di alcune stelle. Col nuovo spettroscopio esso ha potuto contare e disegnare fino a 180 righe nello spettro di Alfa Orione. Lo spettro di Sirio si è veduto formare di tante zone minutissime in modo che 28 se ne sono descritte tra le forti righe anteriormente conosciute del rosso estremo, e dell’azzurro. Rigel, altra stella di Orione, mostra uno spettro ancora più finemente rigato. Fece rilevare la curiosa somiglianza […]

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– Il Giornale di Roma reca l’analisi di un ragionamento recitato dal P. Angelo Secchi all’Accademia Tiberina nella tornata del 18 corrente sopra i più recenti progressi che ha fatto la scienza astronomica nella condizione fisica dei corpi celesti specialmente del Sole delle Stelle fisse.
Questi avanzamenti dimostrò il ch. Autore che sono dovuti ai movimenti di osservazione di cui si è arricchita la scienza in questi ultimi tempi: mostrò gli strumenti recentemente immaginati per tale effetto, ed espose gli oculari elioscopici a riflessione e polarizzazione che sono stati recentemente introdotti, lo spettroscopio perfezionato per l’occasione delle stelle fisse.

Macchie solari osservate nel novembre 1865 da Pietro Tacchini

In quanto al Sole si trattenne specialmente a descrivere le apparenze della fotosfera e le granulazioni che essa presenta, e concluse esser esse minutissime fiammelle di cui è seminato il disco solare. In quanto alle macchie maggiori fece rilevare quanto sia complessa la loro struttura.
Mostrò che la lor parte interna, detta penombra, dovea dirsi una cavità in cui affluiscono da tutto intorno correnti di materia fotosferica. Si trattenne specialmente a descrivere l’apparenza de’ veli che coprono d’ordinario porzione dei nuclei, e insistè sul fatto nuovo ed importante della trasformazione delle correnti luminose fotosferiche in veli di color rosato nell’interno dei nuclei stessi. Tal fenomeno lega le apparenze delle macchie comuni con quelle più rare e straordinarie delle protuberanze rosate che vedonsi nelle ecclissi. Numerose figure esposte agli editori disegnate dal vero con sistema nuovo di disegno convalidano le asserzioni dell’oratore. Proseguendo nell’analisi de’ fatti e studiando la parte esterna della penombra, esso mostrò con sempre attorno alle macchie regna una grande elevazione ed agitazione che forma le facole. Ne concluse che le macchie doveano considerarsi come crateri da cui emanava una materia di più elevata temperatura in istato gassoso e che era capace di sciogliere e far passare a stato elastico e invisibile la materia della fotosfera. La dissoluzione di questa materia è un fenomeno ovvio ad osservarsi, e la tendenza delle correnti della penombra verso il mezzo del nucleo può spiegarsi colla forza aspiratrice che produce la colonna ascendente, la quale richiama a sè la materia intorno.
Dei fatti assai singolari citati dell’oratore mostrerebbero essersi talora effettivamente vedute queste eruzioni. L’enorme temperatura del Sole non permette più che si sostenga l’antica opinione di un nucleo solido e oscuro, ma insieme possono conciliarsi queste correnti emanate dal centro colla temperatura meno elevata che hanno le macchie, a cagione del principio del certo in fisica che i gas in istato elastico hanno facoltà radiante minore di quella dei corpi solidi anche a pari temperatura.
Passò quindi ad accennare alle scoperte spettroscopiche le quali confermano queste norme temperatura del globo solare, e in tale occasione spose ancora il risultato delle sue osservazioni su di alcune stelle. Col nuovo spettroscopio esso ha potuto contare e disegnare fino a 180 righe nello spettro di Alfa Orione. Lo spettro di Sirio si è veduto formare di tante zone minutissime in modo che 28 se ne sono descritte tra le forti righe anteriormente conosciute del rosso estremo, e dell’azzurro. Rigel, altra stella di Orione, mostra uno spettro ancora più finemente rigato. Fece rilevare la curiosa somiglianza dello spettro di Sirio con quella di primo ordine del solfo dato da Plucker, e quello di Rigel con lo spettro del nitrogene dato dal medesimo. Espone le speranze che col progresso dello studio e degli strumenti si arriverà a riconoscere anche meglio coll’aiuto delle osservazioni spettrometriche il grado di temperatura, e le sostanze che si trovano alimentare questi soli annoi lontanissimi e e che formano le loro atmosfere. L’atmosfera solare messa già in evidenza delle ecclissi, è ora comprovata dai fenomeni che essa produce sullo spostamento delle macchie solari dovuti alla sua refrazione.
Concluse che nulla devesi trascurare nello studio di questi astri, quantunque essi siano da noi lontanissimi, perché i legami che uniscono l’Universo essendo a noi ignoti, possiamo trovare in alcuno di essi qualche fatto inaspettato che ce li sveli, e a prova di ciò recò quello ormai ben provato della relazione tra il periodo delle macchie solari e le variazioni diurne della forza magnetica terrestre.
Dopo finita la tornata, si deve agio agli intervenuti di esaminare gli strumenti e i disegni delle macchie e degli spettri e singolarmente quelli della macchia che era quel giorno stesso visibile sul Sole, che fatti durante più giorni consecutivi fecero rilevare l’immensa mutabilità dello stratosferico solare.

Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, 1866, n. 59, 28 febbraio

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L’importanza di questi studi non isfugge a nessuno ./1865/02/limportanza-studi-non-isfugge-nessuno/ Mon, 20 Feb 1865 14:10:18 +0000 ./?p=980 ASTRONOMIA Le poche sere belle che abbiamo di questi giorni sono state feconde di importanti risultati nelle osservazioni astronomiche. Profittando della presenza dell’illustre direttore dell’osservatore di Pulcowa, il sig. Struve, abbiamo insieme osservato la nebulosa di Orione, ed eseguito il paragone coi disegni della medesima fatti cinque anni sono nel nostro Osservatorio. Ne è risultata manifesta più di una mutazione di grandi importanza, e ciò ha convalidato quello che il detto sig. Struve andava dicendo da molto tempo, esservi cioè questa nebulosa cambiamenti reali. Noi ne citeremo due soli. Uno è nello spazio scuro centrale detto sinus magnus, ove, presso al fondo, il così detto Ponte di Schroeter ha ora il suo massimo di luce del mezzo, mentre del suddetto nostro disegno sta dal lato superiore apparente, e in quelli di Bond ed Herschel o è appena accennato o sta dall’altro lato. Ieri sera poi questo seno presentava tanta nebulosità alla sua imboccatura quanta non ne abbiamo mai veduta, e pareva dare al seno l’aspetto di due ovali scure congiunte, o di una lemmiscata, simile a quella della nebulosa di Argo. L’altro cambiamento sta in una stelletta che trovasi variata di posto rapporto all’angolo della cosiddetta proboscide. Le altre varietà essendo inintelligibili senza figure lasciamo per ora. Ma ciò che ci sorprende fu il vedere verificata anche per questa nebulosa la natura della sua luce monocromatica, come il sig. Higgins ha trovato per certe planetarie. Guardata la nebulosa con uno spettrometro perfezionato a questo effetto, si hanno distintissimi gli spetti delle piccole stelle; ove malgrado la loro debolezza può riconoscersi benissimo il confine del rosso e del giallo, e gli altri colori, benchè molto illanguiditi, fanno però una zona assai estesa fino al violetto. La parte invece che tocca alla nebulosa si riduce unicamente ad una riga lucida d’argento, trasversale allo specchio delle stelle, e che corrisponde alla zona cerulea dello spettro ordinario. Tale diversità è sorprendente, e resa più notabile dal contrasto delle stelle vicine. Anche più di un luogo della nebulosa privo affatto di stelle sussiste il medesimo fenomeno. La luce è quindi monocromatica come quella di una fiamma ad alcool salato con sal comune, se non che questa è gialla, e l’altre azzurra chiara. La nebulosa di Andromeda che la nebulosa più bella, ora in comoda posizione non presenta nulla di simile, ma dà una luce diffusa; però attesa la sua debolezza merita di essere ristudiata in posizione più favorevole. I gruppi di stelle compatti, danno invece uno spettro come quello delle stelle. L’importanza di questi studi non isffugge a nessuno. Gli spettri possono indicarci la natura delle sostanze e il loro sono fisico (almeno fino ad un certo punto) pel quale formano i corpi celesti, onde le nebulose sarebbero per ciò stesso in uno stato diverso dalle stelle, e non tutte quindi sarebbero gruppi di vere stelle. Quanta diversità poi nelle singole stelle medesime, mentre alcune presentano uno spettro continuo quasi affatto come Rigel, in altri vi hanno forti lacune qua e là come in Sirio! Altre danno spettri simili agli elettrici, come Alfa Orione, e Aldebaran! Noi speriamo poter aggiungere molto a ciò che in […]

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ASTRONOMIA

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Le poche sere belle che abbiamo di questi giorni sono state feconde di importanti risultati nelle osservazioni astronomiche. Profittando della presenza dell’illustre direttore dell’osservatore di Pulcowa, il sig. Struve, abbiamo insieme osservato la nebulosa di Orione, ed eseguito il paragone coi disegni della medesima fatti cinque anni sono nel nostro Osservatorio. Ne è risultata manifesta più di una mutazione di grandi importanza, e ciò ha convalidato quello che il detto sig. Struve andava dicendo da molto tempo, esservi cioè questa nebulosa cambiamenti reali. Noi ne citeremo due soli. Uno è nello spazio scuro centrale detto sinus magnus, ove, presso al fondo, il così detto Ponte di Schroeter ha ora il suo massimo di luce del mezzo, mentre del suddetto nostro disegno sta dal lato superiore apparente, e in quelli di Bond ed Herschel o è appena accennato o sta dall’altro lato. Ieri sera poi questo seno presentava tanta nebulosità alla sua imboccatura quanta non ne abbiamo mai veduta, e pareva dare al seno l’aspetto di due ovali scure congiunte, o di una lemmiscata, simile a quella della nebulosa di Argo. L’altro cambiamento sta in una stelletta che trovasi variata di posto rapporto all’angolo della cosiddetta proboscide. Le altre varietà essendo inintelligibili senza figure lasciamo per ora.
spettri_stellari_secchiMa ciò che ci sorprende fu il vedere verificata anche per questa nebulosa la natura della sua luce monocromatica, come il sig. Higgins ha trovato per certe planetarie. Guardata la nebulosa con uno spettrometro perfezionato a questo effetto, si hanno distintissimi gli spetti delle piccole stelle; ove malgrado la loro debolezza può riconoscersi benissimo il confine del rosso e del giallo, e gli altri colori, benchè molto illanguiditi, fanno però una zona assai estesa fino al violetto. La parte invece che tocca alla nebulosa si riduce unicamente ad una riga lucida d’argento, trasversale allo specchio delle stelle, e che corrisponde alla zona cerulea dello spettro ordinario. Tale diversità è sorprendente, e resa più notabile dal contrasto delle stelle vicine. Anche più di un luogo della nebulosa privo affatto di stelle sussiste il medesimo fenomeno. La luce è quindi monocromatica come quella di una fiamma ad alcool salato con sal comune, se non che questa è gialla, e l’altre azzurra chiara. La nebulosa di Andromeda che la nebulosa più bella, ora in comoda posizione non presenta nulla di simile, ma dà una luce diffusa; però attesa la sua debolezza merita di essere ristudiata in posizione più favorevole. I gruppi di stelle compatti, danno invece uno spettro come quello delle stelle.
L’importanza di questi studi non isffugge a nessuno. Gli spettri possono indicarci la natura delle sostanze e il loro sono fisico (almeno fino ad un certo punto) pel quale formano i corpi celesti, onde le nebulose sarebbero per ciò stesso in uno stato diverso dalle stelle, e non tutte quindi sarebbero gruppi di vere stelle. Quanta diversità poi nelle singole stelle medesime, mentre alcune presentano uno spettro continuo quasi affatto come Rigel, in altri vi hanno forti lacune qua e là come in Sirio! Altre danno spettri simili agli elettrici, come Alfa Orione, e Aldebaran! Noi speriamo poter aggiungere molto a ciò che in questa materia abbiamo pubblicato, poichè col nuovo strumento perfezionato, abbiamo contato 5 grandi zone in Aldebaran, e oltre a 12 in alfa Orione, tutte risolubili in linee minori, mentre il più vasto lavoro fatto finora, quello di Higgins, non ne conta in quest’ultima stella che 7.
Il cielo cresce a misura che crescono i mezzi che abbiamo da penetrarlo, e ora che si è cominciato a studiarlo non solo nella vastità e nelle dimensioni, ma nella natura de’ corpi che lo popolano, fin dal suo primo svelarcisi, già supera la nostra capacità, perchè di tutti gl’indicati fenomeno assai astrusi rimane ancora la ragione. Or che sarà coll’andare del tempo!

Dall’Osservatorio del Collegio Romano li 20 febbrajo 1865.

P. Angelo Secchi d. C. d. G.

Giornale di Roma, 1865, 20 febbraio

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