ecclisse di Sole – StarLight . Un nuovo sito targato WordPress Mon, 06 Jul 2026 15:36:50 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.4.2 La chimica celeste: una nuova scienza ./1873/11/la-chimica-celeste/ Fri, 21 Nov 1873 14:13:02 +0000 ./?p=1992 Una nuova scienza LA CHIMICA CELESTE. Siamo certi di fare cosa grata ai nostri lettori pubblicando per primi in Italia questo importante discorso che l’illustre scienziato J. Janssen lesse testè all’Accademia francese. L’astronomia, attraversa in questo momento un epoca ben interessante, ma abbastanza singolare. Finora questa scienza era stata esclusivamente una scienza d’osservazione e di calcolo, di calcolo sopratutto; l’osservazione non era destinata che a fornire i dati indispensabili. Vi fu anzi un tempo in cui il titolo di astronomo e quello di matematico erano quasi sinonimi. Senza dubbio, l’invenzione delle lenti e, i progressi della fisica avevano prodotto un ordine d’osservazioni, che non bastavano a sè stesse e non erano destinate a fornire degli elementi al calcolo. In una parola, esisteva un astronomia fisica, ma questa un ramo modesto, molto subordinato, ed era ammesso che leoni dell’astronomia eran quelle che esigevano l’intervento dell’analisi matematica. Ora ecco che solo da alcuni anni un nuova scienza, la chimica, il cui oggetto sembrava certamente molto estraneo all’astronomia, ha in certo qual modo, fatto irruzione nel suo dominio e – ciò che reca maggior meraviglia – giustifica colla eccellenza dei risultati la singolare arditezza delle sue pretese. Gli è infatti dal laboratorio di due uomini illustri, Kirchhoff e Bunsen, che il metodo di cui ora ci occuperemo, preparato d’altronde da lavori anteriori, uscì infine armato completamente e pronto per le sue meravigliose applicazioni. Mi si permetta dunque di esporre, in poche pagine, il carattere di questa rivoluzione scentifica e di riassumere rapidamente le più importanti scoperte che ne derivarono. Nel nuovo metodo che chiamasi analisi spettrale, l’astronomo non si limita più a ricevere la luce da uno astro per determinarne la posizione o studiare le particolarità della sua struttura; egli va più lungi: decompone quella luce ne’ suoi principî costitutivi, e quest’analisi dà, a chi ne possiede l’interpretazione, le più importanti e più inattese nozioni su quell’astro. Infatti la luce è un agente così sottile, che, se consideriamo, per esempio, un fascio di raggi solari ridotto dai termini più piccoli che si possano immaginare, questo fascio sarà tuttavia formato di un numero immensodi raggi individuali, perfettamente simili al fascio principale; ma v’ha di più: ciascuno di questi raggi potrà, per l’azione di un prisma o di una reticella risolversi a sua volta in un numero ancora quasi infinito di raggi ancora più elementari, che differiranno l’uno dall’altro per le loro proprietà. Alcuni saranno caratterizzati sopratutto del loro potere calorifico; altri lasceranno più particolarmente un impronta sulle sostanze fotografiche; altri infine, sensibili all’occhio, ci daranno ciascuno una speciale sensazione di colore. L’analisi spettrale considera per lo appunto questi raggi affatto elementari, poichè son essi che vengono generati dagli ultimi elementi materiali dei corpi luminosi e che presentano fedelmente i caratteri. Questi elementi della luce hanno anzi un rapporto così intimo cogli elementi materiali che li hanno generati, conservano così fedelmente la loro impronta d’origine, che il far l’analisi di questi raggi equivale a far l’analisi del corpo stesso. Però quest’operazione fatta sul corpo esige che lo si abbia fra le mani, mentre l’analisi mediante la luce si può ottenere, per così dire, traverso il […]

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Una nuova scienza

LA CHIMICA CELESTE.

Siamo certi di fare cosa grata ai nostri lettori pubblicando per primi in Italia questo importante discorso che l’illustre scienziato J. Janssen lesse testè all’Accademia francese.

L’astronomia, attraversa in questo momento un epoca ben interessante, ma abbastanza singolare. Finora questa scienza era stata esclusivamente una scienza d’osservazione e di calcolo, di calcolo sopratutto; l’osservazione non era destinata che a fornire i dati indispensabili. Vi fu anzi un tempo in cui il titolo di astronomo e quello di matematico erano quasi sinonimi.
Senza dubbio, l’invenzione delle lenti e, i progressi della fisica avevano prodotto un ordine d’osservazioni, che non bastavano a sè stesse e non erano destinate a fornire degli elementi al calcolo. In una parola, esisteva un astronomia fisica, ma questa un ramo modesto, molto subordinato, ed era ammesso che leoni dell’astronomia eran quelle che esigevano l’intervento dell’analisi matematica.
Ora ecco che solo da alcuni anni un nuova scienza, la chimica, il cui oggetto sembrava certamente molto estraneo all’astronomia, ha in certo qual modo, fatto irruzione nel suo dominio e – ciò che reca maggior meraviglia – giustifica colla eccellenza dei risultati la singolare arditezza delle sue pretese.
Gli è infatti dal laboratorio di due uomini illustri, Kirchhoff e Bunsen, che il metodo di cui ora ci occuperemo, preparato d’altronde da lavori anteriori, uscì infine armato completamente e pronto per le sue meravigliose applicazioni.
Mi si permetta dunque di esporre, in poche pagine, il carattere di questa rivoluzione scentifica e di riassumere rapidamente le più importanti scoperte che ne derivarono.

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Intorno alle strie degli spettri stellari“. Le righe di assorbimento presenti negli spettri di 15 stelle osservate da G.B. Donati, 1865

Nel nuovo metodo che chiamasi analisi spettrale, l’astronomo non si limita più a ricevere la luce da uno astro per determinarne la posizione o studiare le particolarità della sua struttura; egli va più lungi: decompone quella luce ne’ suoi principî costitutivi, e quest’analisi dà, a chi ne possiede l’interpretazione, le più importanti e più inattese nozioni su quell’astro.
Infatti la luce è un agente così sottile, che, se consideriamo, per esempio, un fascio di raggi solari ridotto dai termini più piccoli che si possano immaginare, questo fascio sarà tuttavia formato di un numero immensodi raggi individuali, perfettamente simili al fascio principale; ma v’ha di più: ciascuno di questi raggi potrà, per l’azione di un prisma o di una reticella risolversi a sua volta in un numero ancora quasi infinito di raggi ancora più elementari, che differiranno l’uno dall’altro per le loro proprietà.
Alcuni saranno caratterizzati sopratutto del loro potere calorifico; altri lasceranno più particolarmente un impronta sulle sostanze fotografiche; altri infine, sensibili all’occhio, ci daranno ciascuno una speciale sensazione di colore.
L’analisi spettrale considera per lo appunto questi raggi affatto elementari, poichè son essi che vengono generati dagli ultimi elementi materiali dei corpi luminosi e che presentano fedelmente i caratteri. Questi elementi della luce hanno anzi un rapporto così intimo cogli elementi materiali che li hanno generati, conservano così fedelmente la loro impronta d’origine, che il far l’analisi di questi raggi equivale a far l’analisi del corpo stesso. Però quest’operazione fatta sul corpo esige che lo si abbia fra le mani, mentre l’analisi mediante la luce si può ottenere, per così dire, traverso il diametro dei cieli.
La prima applicazione astronomica di questo metodo ammirabile fu fatta al sole; essa appartiene al sig. Kirchhoff
Si scoperse che il nostro gran luminare contiene la massima parte dei nostri metalli usuali e specialmente il ferro. Non vi si trova nè oro, nè argento, nè platino; ma non bisogna dimenticare che quest’analisi, fatta sovra un inviluppo gasoso esterno, non pregiudica menomamente il corpo dall’astro stesso. Bene interpretato, questo risultato dimostra la somiglianza dei materiali che formarono il sole e la terra.
Tali sono i primi frutti dell’analisi spettrale; essa risolve d’un tratto l’alto problema di filosofia naturale sull’origine cosmica del nostro globo; ci mostra che quest’origine è solare. Così il nostro globo non solo riceve dal sole luce e calore, ma gli va debitore altresì della materia di cui è formato.
Dopo un così bel risultato, era ben naturale il chiedere a sè stessi se questa unità di composizione materiale era circoscritta al nostro sistema solare o se si estendeva fino a quei soli lontani, fino a quelle stelle che formano dei sistemi di corpi così completamente distinti dal nostro.
Dinanzi un problema così amplificato, l’antica astronomia sarebbe rimasta affatto impotente; la sola analisi spettrale poteva trattare la questione, ed essa lo fece con ottimo esito. I signori Miller e Huggins, in Inghilterra, sottoposero la luce delle stelle al più minuzioso esame analitico. Fu accertato che le stelle variano fra esse per la combinazione dei loro elementi costitutivi, ma che tali elementi sono sempre gli stessi che furono scoperti nel sole e che la chimica ci ha insegnato ad isolare nei nostri corpi terrestri.
Aggiungansi a questo risultato le nozioni recentemente acquistate sulle nebulose, e l’unità degli elementi materiali dell’universo visibile si trova dimostrata.
Ho citate le nebulose, vale a dire quei corpi che, colle nostre lenti, appajono come sorta di nubi luminose e che si considerano come i corpi ce lesti più lontani da noi.
Di queste nebulose, alcune sono solubili, cioè il telescopio ce le mostra come costituite da una moltitudine innumerevole di stelle; sono polvere formata di soli; altre conservano la loro apparenza di nubi luminose. Ma questa apparenza è dessa inerente alla loro costituzione propria o alla debolezza dei nostri istrumenti? La quistione era d’alta importanza cosmica, e fu risolta coll’analisi spettrale. E, cosa ben meravigliosa, non solo si è potuto dimostrare che un gran numero di queste nebulose sono a stato gasoso, ma il signor Huggins, com’egli mi diceva non ha guari, potè verificare in tutte quelle nebulose gasose la presenza dell’idrogeno.
Così quest’idrogeno, che forma una delle basi dell’acqua, che arde nei becchi da gas; questo gas sottile, il più leggero di tutti, è al tempo istesso il corpo in certo qual modo universale: esso involge il sole, come vedremo più innanzi, si trova nel maggior numero di stelle, e lo notiamo persino nelle nebulose, a distanze che superano ogni immaginazione.
Confesso che questo bel risultato accrebbe vieppiù la mia ammirazione per la chimica che penetra tanto profondamente nelle viscere della materia, che ha saputo sprigionare dai nostri corpi terrestri delle sostanze semplici a tal punto, che le troviamo dovunque come la base del sistema materiale del mondo.
Ma non dimentichiamo che questa nozione del corpo semplice, che ha gettato tanta luce sulla chimica e che forma la base necessaria delle scoperte che qui analizzo, la dobbiamo al grande Lavoisier.
Giunta alle nebulose, l’analisi spettrale aveva toccati i confini del mondo visibile; ritornò essa quindi su’ suoi passi, si fermò nuovamente sul sole, ma per considerarvi oggetti nuovi e risolvere più difficili problemi.
Fin allora non si era applicato al sole il nuovo metodo che per conoscerne gli elementi chimici. Ma restavano altre questioni che l’antica astronomia non aveva potuto risolvere.

Disegno della Corona solare così come apparve a W. Tempel a Torreblanca in Spagna durante l'eclisse totale di Sole del 18 luglio 1860.

Disegno della Corona solare così come apparve a W. Tempel a Torreblanca in Spagna durante l’eclisse totale di Sole del 18 luglio 1860.

Infatti, quando quest’astro è eclissato dalla luna, si vedono, tutt’intorno al disco, dei getti di luce, delle lingue di fuoco, talvolta come delle montagne ardenti; queste singolari apparizioni, avviluppate da un’immensa aureola o corona di luce, formano lo spettacolo più strano e più sublime che si possa immaginare.
Era evidente che il globo solare non stava tutto nella sua parte ordinariamente visibile, e che la sua luce abbagliante ci nascondeva un complesso di dipendenze che si manifestano solo durante i rapidi istanti delle eclissi totali.
Alcuni anni fa, una grande eclissi di sole ch’ebbe luogo in Asia, permise di applicare l’analisi spettrale a quegli oggetti e fu così rivelata la vera natura delle protuberanze; ma l’analisi spettrale fece di più, c’insegnò anche a far senza delle eclissi.
Si scoperse allora un metodo, sempre fondato sull’uso dello spettroscopio, e che permette di vedere in ogni tempo le fiamme delle protuberanze – la cui luce è sì debole in confronto a quella del sole, che occorreva l’occultazione completa di quest’astro per interposizioni della luna, perch’esse diventassero percettibili.
Qui l’analisi spettrale assumeva una parte affatto nuova. Fin allora aveva avuto attribuzioni della chi mica e di una chimica che si prende giuoco delle temperature e delle distanze: ora eccola diventata un organo di genere affatto nuovo e ben straordinario; è un occhio che può allontanare a suo piacimento i raggi estranei all’oggetto che vuol considerare e che coglie in mezzo ad una luce abbagliante come quella del sole, i fenomeni più delicati e più istantanei, per darcene un immagine sicura e fedele; è pure se volete, un orecchio, che in mezzo alle scariche di una formidabile artiglieria, avrebbe la facoltà di cogliere il debole ronzio di un insetto.
Tostochè questo metodo fu scoperto in Francia e in Inghilterra, esso venne universalmente applicato. Il signor Lockyer, in Inghilterra, il P. Secchi, il signor Respighi, a Roma, il signor Tacchini a Palermo ecc. seguono il sole da questo punto di vista. La Francia non ha alcuno stabilimento in cui queste osservazioni sian fatte in modo regolare.
Ecco ora in poche parole le principali scoperte che furono compiute su questa nuova via.
L’esame telescopico del sole ci aveva insegnato che quest’astro è formato di un nucleo relativamente oscuro e d’un involucro sottilissimo, eccessivamente luminoso, il quale dà all’astro il suo aspetto abbagliante. Ma il sole non finisce qui. Si riconobbe, coll’applicazione del metodo di cui ho parlato, che questo strato luminoso è involto in una prima atmosfera incandescente d’idrogeno, atmosfera bassa, agitata, nella quale si producono di frequente delle injezioni di vapori metallici, provenienti dal corpo solare. Questa prima atmosfera idrogenata è anch’essa avvolta da un ultimo inviluppo il quale contiene pure l’idrogeno, ma ad un grado di rarefazione eccessiva, inviluppo che si stende a distanze grandissime dal sole; è desso che, nelle eclissi totali, produce la massima parte di quell’aureola luminosa che dà tanto splendore a questo fenomeno.
Ma gli oggetti più straordinari che ci furono rivelati da tali studi, sono quelle emissioni gasose, quei getti d’idrogeno che, partendo dal nucleo, attraversano la fotosfera e le atmosfere idrogenate, per innalzarsi ad altezze di dieci, venti, trentamila leghe. Aggiungiamo che questi movimenti avvengono spesso con una rapidità che confonde l’immaginazione. Ho assistito a trasformazioni di protuberanze che si effettuarono in minor tempo che non me ne occorrerebbe per descriverle. Tutti gli astronomiche osservarono questi fenomeni furono meravigliati dalla loro analogia colle nostre eruzioni vulcaniche terrestri. Ma quale differenza di scala! La nostra terra sarebbe grossa solo quanto basta a rappresentare una pietra lanciata dalle eruzioni solari. E a questi fenomeni grandiosi che sfuggono assolutamente alla vista in un telescopio ordinario, assistiamo oggi di mediante lo spettroscopio con tanta facilità e per certo con minor pericolo che se si trattasse di una eruzione del Vesuvio o dell’Etna.
Riepilogando, la scienza ha riconosciuto nel sole un nucleo centrale; un inviluppo luminosissimo sormontato da due atmosfere idrogenate, di densità e d’ estensione molto diverse.
I limiti di questa lettura non mi permettono d’insistere più oltre sulla costituzione del sole. Avrei voluto mostrare gli uffici diversi e mirabilmente appropriati di questi inviluppi nell’economia generale dell’astro e indi care specialmente come la fotosfera, secondo la bella teoria del signor Faye, può riprodursi incessantemente ed attingere negli strati inferiori più caldi il calore che manterrà la sua irradiazione e permetterà al sole di continuare, per lunghi periodi di tempo, la sua missione astronomica dalla quale dipende la nostra esistenza.
E qui finisco. Senza dubbio le mie parole furono molto incomplete ma Spero che la giustezza della causa avrà parlato per me. Ho cercato di determinare nel modo più preciso l’ufficio capitale della chimica in queste scoperte astronomiche, e di mostrare tutto ciò che v’ha di fecondo in questa alleanza delle scienze. E le scienze chimiche non tarderanno a raccogliere a proprio vantaggio i frutti di questa bella collaborazione. Non si fa la chimica del sole e delle stelle senza ampliare gli orizzonti della chimica terrestre e ben presto vi sarà senza dubbio una chimica celeste come vi sono una meccanica ed una fisica celeste.
E allora che non dovremo aspettarci dagli sforzi di tante scienze riunite! Quanto a me, sono intimamente convinto, malgrado la grandezza dei risultati ottenuti, malgrado la bellezza di quest’edifizio astronomico, frutto di tanti lavori e di sì superbi genî, che l’uomo si trovi appena sia alla prefazione del libro ch’egli è chiamato a scrivere sull’universo.

J. JANSSEN.

L’esposizione universale di Vienna,  n. 32, 1873

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L’association spectroscopique Italienne ./1872/03/association_spectroscopique_italienne/ Thu, 21 Mar 1872 09:54:34 +0000 ./?p=2139 ANALYSE SPECTRALE L’association spectroscopique Italienne, par M. H. TARRY. – Le spectroscope est incontestablement le seul instrument capable d’enrichir la science de nouvelles découvertes sur la constitution physique du soleil. A Rome, le père Secchi, directeur de l’Observatoire du collége romain, et M. Respighi, directeur de celui du Capitole, furent les premiers astronomes italiens qui purent se servir de ce précieux moyen d’observation; mais à l’occasion de l’éclipse de soleil du mois de décembre 1870, les Observatoires de Padoue, Naples et Palerme en furent aussi pourvus, et, à partir de ce moment, l’observation attentive du soleil fut faite régulièrement dans chacune de ces villes. Chaque astronome toutefois travaillait pour son compte personnel, ne s’occupant que des questions spéciales qu’il s’était proposé de résoudre parmi les multiples et intéressantes séries d’observations spectroscopiques qu’il y a à faire sur le soleil. Il était évidemment beaucoup plus profitable aux progrès de la science de s’entendre pour se diviser la besogne, de manière à éviter les doubles emplois et à concentrer les efforts sur les points les plus importants qui exigent de longues séries d’observations spéciales, ce qu’il n’est pas possible d’obtenir d’un seul observateur en un lieu unique. C’est ce qu’ont parfaitement compris les astronomes italiens, et de même qu’une vaste association s’est déjà formée en 1870, sous la direction de MM. Denza et Schiaparelli, pour l’observation des étoiles filantes en un réseau qui embrasse l’Italie entière, le père Secchi et MM. Tacchini (Palerme), Respighi, Lorenzoni (Padoue) et de Gasparis (Naples), se sont entendus pour former une association dont le but est de soumettre la surface du soleil à une surveillance tellement bien combinée que rien de ce qui se passe d’important sur notre astre central ne puisse leur échapper. C’est le 5 octobre 1871 que cet accord s’est établi à Rome par la rédaction d’un programme que MM. Tacchini et Secchi ont formulé et auquel les autres astronomes italiens ont immédiatement adhéré, Voici l’analyse de ce programme auquel, dans l’intérêt de la science, devraient adhérer les savants des autres pays, car en pareille matière, si l’on veut faire de rapides progrès dans l’étude des questions si intéressantes qu’on n’entrevoit que depuis quelques années, le concours de tous les astronomes exercés n’est pas de trop et une association spectroscopique internationale serait un puissant moyen d’action. Les Mondes, 1872, A. 12, vol. 27, n. 12 scarica l’articolo originale

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ANALYSE SPECTRALE

L’association spectroscopique Italienne, par M. H. TARRY. – Le spectroscope est incontestablement le seul instrument capable d’enrichir la science de nouvelles découvertes sur la constitution physique du soleil.
A Rome, le père Secchi, directeur de l’Observatoire du collége romain, et M. Respighi, directeur de celui du Capitole, furent les premiers astronomes italiens qui purent se servir de ce précieux moyen d’observation; mais à l’occasion de l’éclipse de soleil du mois de décembre 1870, les Observatoires de Padoue, Naples et Palerme en furent aussi pourvus, et, à partir de ce moment, l’observation attentive du soleil fut faite régulièrement dans chacune de ces villes.

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Diploma di Socio Nazionale della Società degli Spettroscopisti Italiani di Giuseppe Lorenzoni

Chaque astronome toutefois travaillait pour son compte personnel, ne s’occupant que des questions spéciales qu’il s’était proposé de résoudre parmi les multiples et intéressantes séries d’observations spectroscopiques qu’il y a à faire sur le soleil.
Il était évidemment beaucoup plus profitable aux progrès de la science de s’entendre pour se diviser la besogne, de manière à éviter les doubles emplois et à concentrer les efforts sur les points les plus importants qui exigent de longues séries d’observations spéciales, ce qu’il n’est pas possible d’obtenir d’un seul observateur en un lieu unique.
C’est ce qu’ont parfaitement compris les astronomes italiens, et de même qu’une vaste association s’est déjà formée en 1870, sous la direction de MM. Denza et Schiaparelli, pour l’observation des étoiles filantes en un réseau qui embrasse l’Italie entière, le père Secchi et MM. Tacchini (Palerme), Respighi, Lorenzoni (Padoue) et de Gasparis (Naples), se sont entendus pour former une association dont le but est de soumettre la surface du soleil à une surveillance tellement bien combinée que rien de ce qui se passe d’important sur notre astre central ne puisse leur échapper.
C’est le 5 octobre 1871 que cet accord s’est établi à Rome par la rédaction d’un programme que MM. Tacchini et Secchi ont formulé et auquel les autres astronomes italiens ont immédiatement adhéré, Voici l’analyse de ce programme auquel, dans l’intérêt de la science, devraient adhérer les savants des autres pays, car en pareille matière, si l’on veut faire de rapides progrès dans l’étude des questions si intéressantes qu’on n’entrevoit que depuis quelques années, le concours de tous les astronomes exercés n’est pas de trop et une association spectroscopique internationale serait un puissant moyen d’action.

Les Mondes, 1872, A. 12, vol. 27, n. 12

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Éclipse de Soleil de 1870 ./1871/12/eclipse-de-soleil-de-1870/ Sat, 23 Dec 1871 22:02:40 +0000 ./?p=2198 L’éclipse de soleil du 22 décembre 1870 a pu être observée en bonne partie à Greenwich, et la réduction des observations a prouvé que les erreurs des tables de la lune de Hansen étaient petites, et sensiblement les mêmes près de la conjonction que dans les autres parties de l’orbite lunaire. Cette éclipse devant être totale, pendant environ deux demiminutes, sur les rives occidentales de la mer Méditerranée, a donné lieu à plusieurs expéditions scientifiques considérables pour aller l’y observer, comme cela avait eu lieu déjà, à peu près dans la même région, lors de l’éclipse totale du 18 juillet 1860. La principale de ces expéditions, munie d’un grand nombre d’instruments appropriés aux diverses recherches, est partie par le vaisseau anglais l’Urgent, pour débarquer des astronomes en quatre stations, savoir en Sicile, à Cadix, à Gibraltar et à Oran. MM. Lockyer, Huggins, Carpenter et Tyndall en faisaient partie, et le professeur Adams les a rejoints à Naples avec d’autres personnes. Lord Lindsay, avec quelques habiles observateurs, s’est rendu de son côté à Cadix avec un appareil photographique complet. Il y a eu aussi une expédition d’astronomes des États-Unis d’Amérique, qui se sont établis en Sicile sous la direction du professeur Pierce et en Espagne sous celle du professeur Winlock. M. Janssen a réussi à quitter en ballon Paris assiégé, pour aller observer l’éclipse à Oran. Les pères Secchi et Denza, MM. Cacciatore, Blaserna et Donati l’ont observée à Augusta et Terra Nova en Sicile, le père Serpieri en Calabre; le professeur Roscoe et M. de Schio sont montés sur l’Etna dans la même intention, MM. Weiss et Oppolzer se sont rendus à Tunis pour le même but. Malheureusement, outre un accident grave qu’a éprouvé le navire la Psyche, amenant une partie de l’expédition anglaise près des côtes de Sicile, le temps a été généralement peu favorable aux observations, et des nuages ont plus ou moins obscurci le ciel pendant la durée de l’éclipse. Cependant, lord Lindsay et MM. Wilard et Brothers ont obtenu de bonnes photographies pendant l’éclipse totale, et la couronne lumineuse, qui apparaît alors autour du disque obscur de la lune, a été spécialement l’objet d’un grand nombre d’observations. Elles ont confirmé l’opinion que cette couronne émane du soleil, et qu’elle se compose de deux couches concentriques: l’intérieure, qui est la plus brillante, a de deux à cinq minutes de degré de largeur , l’extérieure est radiée, et sa lumière va en s’affaiblissant graduellement, jusqu’à une distance de près de quinze minutes à partir du disque obscur. Une partie de cette lumière est polarisée, de sorte qu’elle peut réfléchir celle du soleil, en même temps qu’en émettre une propre. Le père Secchi, en comparant les dernières photographies de cette couronne avec celles obtenues lors des éclipses de 1860, 1868 et 1869, a constaté qu’elles s’accordaient à manifester un affaiblissement de lumière et un abaissement vers les deux pôles du soleil. Des expériences récentes, faites en temps ordinaire, lui ont montré que le disque du soleil présente, en effet, habituellement deux calottes moins lumineuses près des pôles, d’environ 40 ou 50 degrés d’étendue à partir de ces points, et […]

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L’éclipse de soleil du 22 décembre 1870 a pu être observée en bonne partie à Greenwich, et la réduction des observations a prouvé que les erreurs des tables de la lune de Hansen étaient petites, et sensiblement les mêmes près de la conjonction que dans les autres parties de l’orbite lunaire.
Cette éclipse devant être totale, pendant environ deux demiminutes, sur les rives occidentales de la mer Méditerranée, a donné lieu à plusieurs expéditions scientifiques considérables pour aller l’y observer, comme cela avait eu lieu déjà, à peu près dans la même région, lors de l’éclipse totale du 18 juillet 1860.

CoronaSolarWillard-Brothers

Comparazione delle fotografie della totalità dell’Eclisse ottenute da Willard a Xeres de la Frontera e da Brother a Siracusa

La principale de ces expéditions, munie d’un grand nombre d’instruments appropriés aux diverses recherches, est partie par le vaisseau anglais l’Urgent, pour débarquer des astronomes en quatre stations, savoir en Sicile, à Cadix, à Gibraltar et à Oran. MM. Lockyer, Huggins, Carpenter et Tyndall en faisaient partie, et le professeur Adams les a rejoints à Naples avec d’autres personnes. Lord Lindsay, avec quelques habiles observateurs, s’est rendu de son côté à Cadix avec un appareil photographique complet. Il y a eu aussi une expédition d’astronomes des États-Unis d’Amérique, qui se sont établis en Sicile sous la direction du professeur Pierce et en Espagne sous celle du professeur Winlock. M. Janssen a réussi à quitter en ballon Paris assiégé, pour aller observer l’éclipse à Oran. Les pères Secchi et Denza, MM. Cacciatore, Blaserna et Donati l’ont observée à Augusta et Terra Nova en Sicile, le père Serpieri en Calabre; le professeur Roscoe et M. de Schio sont montés sur l’Etna dans la même intention, MM. Weiss et Oppolzer se sont rendus à Tunis pour le même but.

Malheureusement, outre un accident grave qu’a éprouvé le navire la Psyche, amenant une partie de l’expédition anglaise près des côtes de Sicile, le temps a été généralement peu favorable aux observations, et des nuages ont plus ou moins obscurci le ciel pendant la durée de l’éclipse. Cependant, lord Lindsay et MM. Wilard et Brothers ont obtenu de bonnes photographies pendant l’éclipse totale, et la couronne lumineuse, qui apparaît alors autour du disque obscur de la lune, a été spécialement l’objet d’un grand nombre d’observations. Elles ont confirmé l’opinion que cette couronne émane du soleil, et qu’elle se compose de deux couches concentriques: l’intérieure, qui est la plus brillante, a de deux à cinq minutes de degré de largeur , l’extérieure est radiée, et sa lumière va en s’affaiblissant graduellement, jusqu’à une distance de près de quinze minutes à partir du disque obscur. Une partie de cette lumière est polarisée, de sorte qu’elle peut réfléchir celle du soleil, en même temps qu’en émettre une propre.
Le père Secchi, en comparant les dernières photographies de cette couronne avec celles obtenues lors des éclipses de 1860, 1868 et 1869, a constaté qu’elles s’accordaient à manifester un affaiblissement de lumière et un abaissement vers les deux pôles du soleil. Des expériences récentes, faites en temps ordinaire, lui ont montré que le disque du soleil présente, en effet, habituellement deux calottes moins lumineuses près des pôles, d’environ 40 ou 50 degrés d’étendue à partir de ces points, et que c’est aussi là que.l’on voit le moins de protubérances rosées. Le n° de mai 1 871, du Bulletin météorologique du Collége romain, où cet astronome a inséré ces remarques, renferme aussi l’annonce que le professeur Tacchini de Palerme, auquel on doit déjà d’intéressantes représentations des protubérances solairejournalières observées par lui, est arrivé, en un jour très-clairs à voir la couronne en plein soleil, en regardant cet astre derrière un obstacle opaque convenablement disposé.

Traveaux scientifiques étrangers, La reveu scientifique de la France et de l’étranger, S. 2, A.1, n. 26

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The eclipse expedition ./1871/01/the-eclipse-expedition-3/ Tue, 10 Jan 1871 00:19:30 +0000 ./?p=2300 THE ECLIPSE EXPEDITION ______ Which has cost us close upon £ 20,000, without reckoning the cost of getting the Pysche off the rock upon which the astronomers stranded her, has been a failure, or next to it. The reports which have come to hand so far are singularly disappointing, and where they are precise they contradict each other pointblank. Mr. Perry could see very little at San Fernando except a white gleam of light which he believes to be the Corona, and Venus glittering in her peerless beauty alone at mid-day. But even Mr Perry was better off than Mr Huggins and Mr Tyndall, at Oran, for they could see nothing at all. Dense clouds formed about twenty minutes before the eclipse reached its highest point, and did not break up till ten minutes afterwards. Lord Lindsay was best off at Cadiz. He took a couple of beautiful photographs of the Corona, and photographed the forks of flame, or prominences as they are called, all round and this, as far as we can see at present, is the only tangible result which any of the Astronomers will be able to show for their money, and these, as it happens, were obtained by an amateur who took out a splendid telescope at his own expense – a telling point for Mr Lowe to make with the Royal Society when he is asked to “fork out” £ 10,000 or £ 12,00 again to assist astronomy. Of the Sicilian expedition we have as yet heard nothing, except in a telegram of half-a-dozen lines from Mr Norman Lockyer. His observations, like those of the rest, were interfered with by the clouds. But in spite of these he has, he says, secured “substantial results.” What these are we shall know in time. At present all Mr Lockyer tells us is that “the American observations of last year upon the Corona are confirmed.” Cut recollecting that Mr. Norman Lockyer was one of the first English Astronomers to pronounce these observations bizarre and puzzling to the last degree, that they contradicted all the previous observations of European Astronomers, pronounced the Corona to be nothing more nor less than a permanent solar aurora, and cut the ground from under the feet of all the Astronomers of the East by denying that the light-of the corona is polarised, this conclusion of Mr Lockyer’s is one which is even more embarassing to science than that of the Yankees. To add to the complexity of the case, too, we see Mr Perry says the polarisation was stronger on the Corona than on either the moon’s surface or on the cloudy sky. Which version are we to take ? – Bristol Times and Mirror Monmouthshire Merlin, 1871 scarica l’articolo originale

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THE ECLIPSE EXPEDITION
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Which has cost us close upon £ 20,000, without reckoning the cost of getting the Pysche off the rock upon which the astronomers stranded her, has been a failure, or next to it. The reports which have come to hand so far are singularly disappointing, and where they are precise they contradict each other pointblank. Mr. Perry could see very little at San Fernando except a white gleam of light which he believes to be the Corona, and Venus glittering in her peerless beauty alone at mid-day. But even Mr Perry was better off than Mr Huggins and Mr Tyndall, at Oran, for they could see nothing at all. Dense clouds formed about twenty minutes before the eclipse reached its highest point, and did not break up till ten minutes afterwards. Lord Lindsay was best off at Cadiz. He took a couple of beautiful photographs of the Corona, and photographed the forks of flame, or prominences as they are called, all round and this, as far as we can see at present, is the only tangible result which any of the Astronomers will be able to show for their money, and these, as it happens, were obtained by an amateur who took out a splendid telescope at his own expense – a telling point for Mr Lowe to make with the Royal Society when he is asked to “fork out” £ 10,000 or £ 12,00 again to assist astronomy. Of the Sicilian expedition we have as yet heard nothing, except in a telegram of half-a-dozen lines from Mr Norman Lockyer. His observations, like those of the rest, were interfered with by the clouds. But in spite of these he has, he says, secured “substantial results.” What these are we shall know in time. At present all Mr Lockyer tells us is that “the American observations of last year upon the Corona are confirmed.” Cut recollecting that Mr. Norman Lockyer was one of the first English Astronomers to pronounce these observations bizarre and puzzling to the last degree, that they contradicted all the previous observations of European Astronomers, pronounced the Corona to be nothing more nor less than a permanent solar aurora, and cut the ground from under the feet of all the Astronomers of the East by denying that the light-of the corona is polarised, this conclusion of Mr Lockyer’s is one which is even more embarassing to science than that of the Yankees. To add to the complexity of the case, too, we see Mr Perry says the polarisation was stronger on the Corona than on either the moon’s surface or on the cloudy sky. Which version are we to take ? – Bristol Times and Mirror

Monmouthshire Merlin, 1871

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The late eclipse ./1871/01/the-late-eclipse/ Fri, 06 Jan 1871 23:58:40 +0000 ./?p=2290 The following extract from a letter of a gentleman residing in Malaga constitutes a small contribution to the history of the late eclipse:- “Malaga, Fonda de la Alameda, December 25, 1870. “All this time I am not saying a word about the eclipse which was quite the most awful and wonderful sight I ever saw. The gradual darkening and the lurid light, like what comes before a storm, the mysterious rim of light which surrounded that dark ball, and the bright shining Venus, during the sun’s obscurity, were strange sights indeed to me. Then when the sun began to emerge there was en extraordinary glare of light, more like that of turning magnesium than any light that ever shone on sea of shore. Altogether it was a sight to haunt one; so also was the demeanour of the crowd on the Alameda just beneath my windows. I think I told you that a great annual fair takes place there during the week that precedes Christmas Day. It is as pretty, merry, bustling a sight as anyone need wish to see. But on this special occasional dead silence fell upon all, and lasted as long as the darkness lasted. As soon as that began to decrease you could hear the crowd take breath with a kind of sudden gasp. Then came clapping of hands and shouting, with an obvious sense of relief – relief to find that the last day had not yet come.” The Cardiff Times, 1871 scarica l’articolo originale

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The following extract from a letter of a gentleman residing in Malaga constitutes a small contribution to the history of the late eclipse:-
“Malaga, Fonda de la Alameda, December 25, 1870.
“All this time I am not saying a word about the eclipse which was quite the most awful and wonderful sight I ever saw. The gradual darkening and the lurid light, like what comes before a storm, the mysterious rim of light which surrounded that dark ball, and the bright shining Venus, during the sun’s obscurity, were strange sights indeed to me. Then when the sun began to emerge there was en extraordinary glare of light, more like that of turning magnesium than any light that ever shone on sea of shore. Altogether it was a sight to haunt one; so also was the demeanour of the crowd on the Alameda just beneath my windows. I think I told you that a great annual fair takes place there during the week that precedes Christmas Day. It is as pretty, merry, bustling a sight as anyone need wish to see. But on this special occasional dead silence fell upon all, and lasted as long as the darkness lasted. As soon as that began to decrease you could hear the crowd take breath with a kind of sudden gasp. Then came clapping of hands and shouting, with an obvious sense of relief – relief to find that the last day had not yet come.”

The Cardiff Times, 1871

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Die Totale Sonnenfinsterniß am 22 December 1870 ./1871/01/die-totale-sonnenfinsternis-22-december-1870/ Sun, 01 Jan 1871 10:47:38 +0000 ./?p=2245 An der von Lord Lindsay zur Beobachtung dieser Sonnenfinsternis; organisirten Expedition nahmen Theil: Lieut. Alex. B. Brown. C. Beder. Henry Davis und 3 Assistenten. Am 4. Dezember kam man in Cadix an, als Station war gewählt: Maria Louisa. zwischen Puerta St. Maria und San Lucar in einem Weingarten des englischen Consuls gelegen. Die Instrumente, die zur Beobachtung dienen sollten, waren 1) ein 12¼ zolliger Reflector mit versilbertem Glasspiegel und parallattisch montirt; dieses Teleskop stand in einem Hause, das man aus England mitgebracht hatte, ein dunkler Raum war in demselben angebracht, um Photographien aufzunehmen. Das Gebände hatte 20 Fuß Länge und 11 Fuß Breite. Das zweite Instrument war ein 6zölliger Equatoreal von Traughton und Simms, mit demselben war ein Spektroskop von Brown verbunven, welches mit einem einfachen Prisma von 60° versehen war. Das Spektroskop war Lieut. Brown anvertraut. Außerdem war ein Transitinstrument, 3 Chronometer und alle ordentlichen Hilfsmittel und kleinere Fernröhre zur Hand. Am Morgen des 22. Dezember war gegen 8 Uhr der Himmel sehr bedeckt, jedoch lichtele sich kurz vor Beginn der Finsternis; der Himmel, so daß man die Zeit der ersten Berührung genau bestimmen konnte. Um 8 Uhr hatte sich die Beihilfe noch um 6 Beobachter vermehrt. Dieselben halfen theils bei der Beobachtung des Spektroskopes, theils bei der Zeitbestimmung und bei der Zeichnung der Corona. Während der Zeit, daß die Sonnenfinsterniß sichtbar war, wurden 19 Photographien gewonnen, von denen 9 auf die Totalität kommen. 28 Sekunden war die Zeit der längsten Aussetzung. 4 Sekunden die Dauer der kürzesten. Die Protuberanzen sind in Menge getreulich wiedergegeben, auch die Corona und die sogenannten Rosenkranzkörner. Lord Lindsay hatte schon mehrmals eine Sonnenfinsterniß mit durchgemacht, so daß er genau die Aufgabe kannte und ungefähr die Anzahl der Platten bestimmen konnte, die man in der genau abgemessenen Zeit in der camera obscura zur Aussetzung bringen konnte. Er hatte darauf gerechnet, 10 bis 12 Platten in 2 M. 10 Sek. aussetzen zu können, was jedoch nicht gelang. Die erste Berührung fand statt um 22h 50m 3° und die totale Finsternis; endete um 0 Uhr 17 Minuten 0,5 Sekunden. Unmittelbar nach der Totalität wurden die Augenblicksbilder, die man während der Totalität entfernt hatte, wieder aufgenommen, aber es kam ein Regenwetter und man bekam den ganzen Tag über leinen Sonnenstrahl mehr zu sehen. Bier Herren war es gelungen, Skizzen der Corona und einiger Protuberanzen zu erhalten. Um 11h 4m war der Himmel purpurroth gefärbt, der Erbboden rothbraun, alles Grün erschien in stärkerer und intensiver Farbe. 5 Minuten später kam eine seltsame Farbe über die Landschaft, dunkel und doch bestimmt; das Antlitz der umherstehenden Personen war fahl. Lieut. Brown hatte auf dem Observatorium Maria Louisa in den Tagen des 9.-23. December fortwährend Beobachtungen der Sonnenflecken angestellt und Zeichnungen derselben angefertigt, ebenso thermometrische und barometrische Beobachtungen. Die Zeichnung der Sonnenstecken gelangen am besten am 13., 18., 21. und 22. December. Um 20h 24m schien die Sonne einige Minuten. Der Wind ließ nach und kam etwas nach Süden herum, so daß man sich der Ahnung eines schönen Tages erfreute. Sobald die Erscheinung der Sonne Gelegenheit dazu gab, wurden die Flecken sorgfältig auf der Karte verzeichnet und bis zu der Zeit […]

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An der von Lord Lindsay zur Beobachtung dieser Sonnenfinsternis; organisirten Expedition nahmen Theil: Lieut. Alex. B. Brown. C. Beder. Henry Davis und 3 Assistenten. Am 4. Dezember kam man in Cadix an, als Station war gewählt: Maria Louisa. zwischen Puerta St. Maria und San Lucar in einem Weingarten des englischen Consuls gelegen.
Die Instrumente, die zur Beobachtung dienen sollten, waren 1) ein 12¼ zolliger Reflector mit versilbertem Glasspiegel und parallattisch montirt; dieses Teleskop stand in einem Hause, das man aus England mitgebracht hatte, ein dunkler Raum war in demselben angebracht, um Photographien aufzunehmen. Das Gebände hatte 20 Fuß Länge und 11 Fuß Breite.
Das zweite Instrument war ein 6zölliger Equatoreal von Traughton und Simms, mit demselben war ein Spektroskop von Brown verbunven, welches mit einem einfachen Prisma von 60° versehen war. Das Spektroskop war Lieut. Brown anvertraut. Außerdem war ein Transitinstrument, 3 Chronometer und alle ordentlichen Hilfsmittel und kleinere Fernröhre zur Hand.

henrydavis5

La stazione osservativa di Lord Lindsay a Xerez de la Frontiera. A sinistra, seduto, il fotografo Henry Davis e, seduto ai piedi del telescopio, James Ludovic Lindsay.

Am Morgen des 22. Dezember war gegen 8 Uhr der Himmel sehr bedeckt, jedoch lichtele sich kurz vor Beginn der Finsternis; der Himmel, so daß man die Zeit der ersten Berührung genau bestimmen konnte. Um 8 Uhr hatte sich die Beihilfe noch um 6 Beobachter vermehrt. Dieselben halfen theils bei der Beobachtung des Spektroskopes, theils bei der Zeitbestimmung und bei der Zeichnung der Corona.
Während der Zeit, daß die Sonnenfinsterniß sichtbar war, wurden 19 Photographien gewonnen, von denen 9 auf die Totalität kommen. 28 Sekunden war die Zeit der längsten Aussetzung. 4 Sekunden die Dauer der kürzesten. Die Protuberanzen sind in Menge getreulich wiedergegeben, auch die Corona und die sogenannten Rosenkranzkörner.
Lord Lindsay hatte schon mehrmals eine Sonnenfinsterniß mit durchgemacht, so daß er genau
die Aufgabe kannte und ungefähr die Anzahl der Platten bestimmen konnte, die man in der genau abgemessenen Zeit in der camera obscura zur Aussetzung bringen konnte. Er hatte darauf gerechnet, 10 bis 12 Platten in 2 M. 10 Sek. aussetzen zu können, was jedoch nicht gelang.
Die erste Berührung fand statt um 22h 50m 3° und die totale Finsternis; endete um 0 Uhr 17 Minuten 0,5 Sekunden.
Unmittelbar nach der Totalität wurden die Augenblicksbilder, die man während der Totalität entfernt hatte, wieder aufgenommen, aber es kam ein Regenwetter und man bekam den ganzen Tag über leinen Sonnenstrahl mehr zu sehen.
Bier Herren war es gelungen, Skizzen der Corona und einiger Protuberanzen zu erhalten.
Um 11h 4m war der Himmel purpurroth gefärbt, der Erbboden rothbraun, alles Grün erschien in stärkerer und intensiver Farbe. 5 Minuten später kam eine seltsame Farbe über die Landschaft, dunkel und doch bestimmt; das Antlitz der umherstehenden Personen war fahl.
Lieut. Brown hatte auf dem Observatorium Maria Louisa in den Tagen des 9.-23. December fortwährend Beobachtungen der Sonnenflecken angestellt und Zeichnungen derselben angefertigt, ebenso thermometrische und barometrische Beobachtungen. Die Zeichnung der Sonnenstecken gelangen am besten am 13., 18., 21. und 22. December.
Um 20h 24m schien die Sonne einige Minuten. Der Wind ließ nach und kam etwas nach Süden herum, so daß man sich der Ahnung eines schönen Tages erfreute.
Sobald die Erscheinung der Sonne Gelegenheit dazu gab, wurden die Flecken sorgfältig auf der Karte verzeichnet und bis zu der Zeit corrigirt, wo die größten derselben vom Rande verdeckt wurden. Ungefähr ¼ Stunde vor der eisten Berührung wurde ein bedeutender Wechsel zum bessern in dem Wetter sichtbar.
Die Dunkelheit des Mondes war bei der ersten Berührung der des umgebenden Himmels gleich; man konnte leinen Unterschied bemerken. Einige Zeit später war der ausgezackte Umriß des Mondes auf der Sonne deutlich markirt. Bei der Bedeckung der Sonnenflecken erschien der Mond dunkler, als irgend ein Theil der Flecken, die sichtbar waren. Jetzt wurde das Spektroskop zurecht gemacht und möglichst genau die Stellen der Sonnenlinien C, D, E, B, F, G, H notirt und zwar über und unter den Stellen, welche für die Corona und Protuberanzen bestimmt waren. Ungefähr 10 Minuten vor der Totalität suchte man vergebens die Protuberanzen, die bald nachher so hell erschienen. Dies rührte wahrscheinlich von dem Nebelschleier her, der die Sonne damals mehr oder weniger bedeckte; dieser Nebel zog jedoch während der letzten 10 Minuten vor der Totalität vorüber.
Das außerordentlich schnelle Verschwinden der dünnen, glänzenden Sonnensichel in dem Spalt des Spektroskopes, der jetzt beinahe dunkel erschien, zeigte an, daß der erwartete Ausgenblick eingetreten war. Die Zeit war 0h 14m 5′. Lord Lindsay wies seine Assistenten an, die Kreuzfäden des Suchers auf einen Theil der Corona zu lichten, der 8 bis 9′ von dem Rande der verdunkelten Sonne entfernt war. Man erhielt auf einmal ein continuirliches Spektrum gleicher Intensität dem des Mondes vor seinem Eintritt in das letzte Viertel, frei von irgend welchen hellen oder dunklen Linien. Man bemühte sich dann, das Licht theilweise abzuschließen, indem man die Oeffnung des Fernrohres verkleinerte, wobei das Spektrum verschwand und kleine Linien austraten. Die Oeffnung wurde bann mehr als zuvor vergrößert, wobei jedoch leine beträchtliche Veränderung in der Farbe und dem Glänze des Spektrums bemerkt wurde, aber noch immer leine Linien. Ueberhaupt suchte Lord Lindsay vergeblich nach der Linie 1474 und andere, deren Stellung er vorher sorgfältig bestimmt hatte.

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Fotografia della corona durante l’eclisse di Sole del 1870 realizzare a Siracusa da Brothers & Fryer

Einige Tage vorher Halle Lord Lindsay. Dank der Güte des Prof. Young, besonders die berühmte amerikanische Linie in Xerez beobachtet. Sein Spektroskop dagegen gab leine Andeutung von irgend welchen hellen Linien in diesem glänzenden Theile, den er für die wahre Corona hält und welche eine unregelmäßige Curve um den glänzenden Theil, der die Chromosphäre umgiebt, bildete. Dieses konnte seinen Grund haben in der Thatsache, daß keine zu bemerken waren, oder daß die ungünstigen atmosphärischen Bedingungen ihn nicht in den Stand setzen, irgend welche Linien mit seinem schwach zerstreuenden Instrumente zu entdecken.
Die Theile der Corona, die er untersuchte, hatten 4 ½, 7, 12, 20 und 25′ Entfernung von dem Rande; er vermied sorgfältig irgend eine Möglichkeit von Irrthum durch Vermischung der achromatischen Chromosphäre und der Protuberanzen in seiner Untersuchung der Corona. Einige 10-15 Sekunden blickte er auf den dunkeln Kreis, der von der glänzenden Corona umgeben war. und dann fielen ihm drei Protuberanzen auf, welche sich ihm unter mehreren an dem Sonnenrande darboten und von denen eine zungenförmig war. Die Mitbeobachter, die sich theils des Teleskopes, theils der freien Augen bedienten, fanden die Protuberanzen an derselben Stelle und von derselben Form.
Die Corona war theilweise im Umfange unregelmäßig, indem sie sich mehr oder weniger von der Sonne entfernte, theils war sie concentrisch mit der Sonne. Sie hatte die Farbe und das Aussehen von Perlen mit einem hellen phosphorescirenden Schein, durchaus gleichförmig und dicht, während ein anderer Theil eine schwachviolette Farbe hatte, stellenweise gefärbt mit schwachem Grün und schwachem gelblichen Roth, und mit der Entfernung von der Sonne an Helligkeit abnehmend. Ferner war sie im Umfange etwas gezackt und hatte Höhlungen in sich, auch konnten schwache Streisungen darin gesehen werden. Der innere Theil war ganz verschieden. Lindsay hält ihn für eine achromatische Chromosphäre, umringend die reguläre Chromosphäre und von der Corona trennend. Er schlägt für diesen Theil den Namen Leutosphäre im Gegensatz zu Chromosphäre und Corona vor. Der innere Theil hat seiner Ansicht nach mehr Antheil an dem Charakter der Chromosphäre als der Corona; die letztere hält er zur Sonne gehörig, während die Verschiedenheit in Farben und die schwachen Strahlenausläufer theilweise herrühren mögen von dem Durchgange des Lichtes weniger leuchtender Theile durch unsere Atmosphiire.
Von den Protuberanzen waren viele hellroth und konnten leicht mit freiem Auge gesehen werden, während andere blaßroth waren und mehr oder weniger gefärbt mit violett an den oberen Enden. Die größte höhe der Protuberanzen schien 2 ¼’ zu sein, sie war gekrümmt und nahe an der Spitze weniger roth gefärbt mit lebendig violettem Saume; die Höhe wurde auf 55000 engl. Meilen geschätzt.
Die Totalität war nahe zu Ende und als eine seine Lichtsichel das Spektrum erleuchtete und sich die dunkeln Sonnenlinien deutlich zeigten, war die Totalität wirklich zu Ende um 0h 17m 0,5°, so daß die Dauer der Totalität demnach 2m 8s betragen hat.
Man gebrauchte leine Lampen um schreiben oder lesen zu können, das Licht war hinreichend, einige der höchsten Wollen bei ungefähr 3 oder mehr Grad Entfernung vom Monde er» schienen mehr durch das Licht der Corona, die Leutosphare und die Protuberanzen erleuchtet zu sein als an anderen Stellen. Gleich nachdem die Totalität vorüber war, bedeckte eine Wolle die Sonne, die man am Tage auch nicht wieder zu sehen bekam und am Nachm. brauste ein fürchterlicher Sturm mit Regen durchs Land, so daß die Veranda überschwemmt wurde. Die Elemente schienen zu sagen: wir haben uns bis jetzt zu eurem Vergnügen und für den
Erfolg eurer Beobachtungen im Zaume gehalten, und jetzt, da diese zur Zufriedenheit ausgefallen sind, wollen wir freies Spiel für unsere unterdrückte Energie haben.
Man suchte zu prüfen, ob in gewissen Entfernungen östlich und westlich von der Sonne die Polarisation des blauen himmelslichtes während der Totalität eine andere sei, wie an gewöhnlichen heiteren Tagen. Der theilweise von Wollen bedeckte Himmel zwang dazu, die Corona selbst mit dem Polarimeter zu prüfen. Kurz vor und kurz nach der Totalität, als die feine noch sichtbare Sonnensichel das Auge nicht mehr empfindlich berührte, entdeckte man nicht eine Spur von Polarisation, sowie die Totalität eintrat hingegen so starke Bänder, daß das Instrument dieselben in der Intensität nicht messen konnte. Bei einer Steigerung von 23° nach Westen verschwanden dieselben gänzlich.
Protuberanzen wurden an drei verschiedenen Stellen sowohl in Form von Wollen. wie in Gestalt von Hörnern und großen Vorspringen beobachtet. Gerade vor der Totalität hatte der ganze Himmel ein lehmiges Ansehen. Zur Zeit der Totalität erschienen die blauen Streifen am Himmel tief purpurroth. stark contrastirend mit dem Braun der Wollen, das nördliche Ende der Sonnensichel schien, kurz bevor diese vom Monde bedeckt wurde, wie eine Reihe von Perlen.

Aus der Natur, 1871, vol 56, n. 20

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El eclipse de Sol del 22 de diciembre de 1870 ./1870/12/el-eclipse-de-sol-del-22-de-diciembre-de-1870/ Wed, 28 Dec 1870 23:01:04 +0000 ./?p=2097 Del Diario de Cádiz tomamos el siguiente curioso artículo sobre EL ECLIPSE DE SOL DEL 22 DE DICIEMBRE DE 1870. _____ Al proponernos reunir en una reseña sin pretensiones de ningún género, y humilde como nuestro pobre saber, el conjunto de las cortas observaciones á las cuales nos hemos dedicado con motivo del eclipse de sol que tuyo lugar en el dia de ayer, no llevamos mas objeto que el de suministrar à los benévolos lectores del Diario unos cuantos datos, datos imperfectos por supuesto como han de serlo necesariamente los que son recogidos por personas que como nosotros, declinan desde luego su competencia en la materia, por no poseer mas que una dósis en estremo escasa de los cientificos y especiales conocimientos que para tan importantes como arduos estudios son requisitos de todo punto indispensables. Mas antes de ocuparnos de este notable fenómeno celeste y rozando tan solo los bordes de la ciencia sin atrevernos á penetrar demasiado en ella, vamos á condensar en una breve y sencilla esplicacion, cuantas nociones se tienen ya adquiridas acerca de los eclipses, esplicacion que esperamos sea fàcilmente comprendida por cuantos nos lean. Empezando por dar la definicion de la palabra eclipse, diremos que se emplea para indicar el tiempo mas ó menos largo, durante el cual uno de los cuerpos celestes queda privado de su luz á la vista de los habitantes del globo terráqueo. Los eclipses se dividen en dos clases: reales y aparentes. Los reales son los de Luna, mientras que los de Sol son tan solo aparentes. En efecto, en el primer caso nuestro planeta interponiéndose entre el Sol y su satélite, oculta por completo a este último la vista del primero, interceptando por consiguiente el paso á los rayo de aquel que al reflejarse sobre la Luna, dan á esta el aspecto de un cuerpo luminoso cuando en realidad es opaco como todos sabemos. Por esto el eclipse es real, pues en aquellos momentos la Luna no recibe claridad alguna. En el segundo caso sucede todo lo contrario. Entonces la Luna es la que viene á interponerse entre nuestro globo y el astro del dia, proyectando sobre ciertos puntos de nuestro planeta una faja de sombra que impide por consiguiente al observador situado en los referidos sitios ver al Sol, por mas que este permanezca oompletamente luminoso é ilumine las demas partes, por las cuales no pase la sombra de la Luna al proyectarse sobre la superficie terrestre. Los eclipses de Sol pueden ser totales, parciales ó anulares. Son totales cuando, como esta palabra lo indica, el disco de la Luna oculta por completo el del Sol á la vista del observador. Mas para que esto suceda, es preciso que nuestro satélite se halle en el perigeo, ó sea en el punto de la órbita que describe, en el cual se encuentra precisamente mas próximo á la Tierra, y el Sol en el apogeo, ó sea en el punto culminante de su órbita en el cual se halla à mayor distancia de nuestro planeta. Cuando esto sucede, el disco lunar aparece al que lo examina algo mayor que […]

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Del Diario de Cádiz tomamos el siguiente curioso artículo sobre

EL ECLIPSE DE SOL
DEL 22 DE DICIEMBRE DE 1870.
_____

Al proponernos reunir en una reseña sin pretensiones de ningún género, y humilde como nuestro pobre saber, el conjunto de las cortas observaciones á las cuales nos hemos dedicado con motivo del eclipse de sol que tuyo lugar en el dia de ayer, no llevamos mas objeto que el de suministrar à los benévolos lectores del Diario unos cuantos datos, datos imperfectos por supuesto como han de serlo necesariamente los que son recogidos por personas que como nosotros, declinan desde luego su competencia en la materia, por no poseer mas que una dósis en estremo escasa de los cientificos y especiales conocimientos que para tan importantes como arduos estudios son requisitos de todo punto indispensables.
Mas antes de ocuparnos de este notable fenómeno celeste y rozando tan solo los bordes de la ciencia sin atrevernos á penetrar demasiado en ella, vamos á condensar en una breve y sencilla esplicacion, cuantas nociones se tienen ya adquiridas acerca de los eclipses, esplicacion que esperamos sea fàcilmente comprendida por cuantos nos lean.
Empezando por dar la definicion de la palabra eclipse, diremos que se emplea para indicar el tiempo mas ó menos largo, durante el cual uno de los cuerpos celestes queda privado de su luz á la vista de los habitantes del globo terráqueo.
Los eclipses se dividen en dos clases: reales y aparentes. Los reales son los de Luna, mientras que los de Sol son tan solo aparentes.
En efecto, en el primer caso nuestro planeta interponiéndose entre el Sol y su satélite, oculta por completo a este último la vista del primero, interceptando por consiguiente el paso á los rayo de aquel que al reflejarse sobre la Luna, dan á esta el aspecto de un cuerpo luminoso cuando en realidad es opaco como todos sabemos. Por esto el eclipse es real, pues en aquellos momentos la Luna no recibe claridad alguna.
En el segundo caso sucede todo lo contrario. Entonces la Luna es la que viene á interponerse entre nuestro globo y el astro del dia, proyectando sobre ciertos puntos de nuestro planeta una faja de sombra que impide por consiguiente al observador situado en los referidos sitios ver al Sol, por mas que este permanezca oompletamente luminoso é ilumine las demas partes, por las cuales no pase la sombra de la Luna al proyectarse sobre la superficie terrestre.
Los eclipses de Sol pueden ser totales, parciales ó anulares.

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Eclisse solare del 1870 fotografata da Charles Young a Cadice.

Son totales cuando, como esta palabra lo indica, el disco de la Luna oculta por completo el del Sol á la vista del observador. Mas para que esto suceda, es preciso que nuestro satélite se halle en el perigeo, ó sea en el punto de la órbita que describe, en el cual se encuentra precisamente mas próximo á la Tierra, y el Sol en el apogeo, ó sea en el punto culminante de su órbita en el cual se halla à mayor distancia de nuestro planeta. Cuando esto sucede, el disco lunar aparece al que lo examina algo mayor que el solar, y el vértice del cono de sombra llega entonces hasta la Tierra. Dada la velocidad de la marcha de nuestro satélite, que en una hora se aproxima al Sol treinta minutos de arco, cantidad que corresponde en laTierra á 1,680 millas, ese total puede considerarse también como la velocidad horaria de la sombra en aquella región en la cual al eje del cono de sombra ocupa una posicion perpendicular à la superficie terrestre.
De aquí que la completa oscuracion del disco solar dure poquísimo tiempo, y ese tiempo, que ha sido exactamente determinado por la ciencia, se calcula en 5 minutos à lo sumo, si bien en virtud del movimiento giratorio do nuestro planeta, la duración de un eclipse total puede llegar á ser de unos ocho minutos para el observador colocado en el Ecuador.
Claro está que aquellos eclipses son visibles únicamente en los puntos por 1os cuales la sombra proyectada por la Luna va pasando.
Los eclipses son parciales cuando la Luna no oculta mas que una parte del Sol; y son, рor fin, anulares cuando el disco de nuestro satélite se proyecta en el Sol dejando en derredor del astro un anillo luminoso.
Completemos en lo posible estas nociones generales diciendo que los eclipses de Luna son visibles para todas, las regiones de la Tierra alumbradas por aquella en los momentos en los cuales la sombra de esta, invadiendo el disco lunar, impide que este refleje la luz que le envia el Sol; mientras que los de Sol pueden ser tan solo observados en los puntos por los cuales pasa la sombra lunar, razon por la cual estos puntos han de representar una parte muy pequeña de la superficie terrestre.
Un eclipse total tiene dos momentos en estremo curiosos y que fijan siempre la preferente atencion de los observadores.
El primero es el de la inmersión ó ргесisо instante en el cual empieza el primer contado de los limbos del Sol y de la Lana, y el de la emersion que señala el momento en el cual dichos dos limbos se tocan por última vez Estas observaciones, que sirven para precisar el principio y fin del eclipse, se completan por otra observación no menos interesante, que consiste en determinar el principio y fin del eclipse total, que como hemos dicho ya ofrece una duración de ocho minutos á lo sumo, dado el supuesto de que el observador se habe situado en la línea ecuatorial.
De todos estos momentos, el mas difícil de anotar es indudablemente aquel en el cual por vez primera tiene lugar el contacto de los limbos ó bordes del Sol y Luna, porque aun cuando se conozca de antemano el punto del disco solar en que aquel ha de verificarse, no puede tenerse una completa certeza del referido contacto, sino cuando se ve ya una parte de la Luna, por pequeña que sea, sesgar con oscura mancha el brillante disco del Sol.
Segun llevamos dicho anteriormente, los eclipses de Sol no son, por consiguiente, otra cosa sino el paso de la Luna por delante del disco solar, al cual en los eclipses totales, llega à cubrir por completo.
Demos fin aquí á estas nociones generales, puesto que todo cuanto pudiéramos añadir, fuera penetrar en los dominios de la ciencia, empresa muy superior á nuestras débiles fuerzas, y pasemos á dar cuenta á nuestros lectores, á grandes rasgos y con brocha gorda, como vulgarmente se dice, de nuestras nada científicas observaciones.
Ha sido verdaderamente en estremo de sentir que el estado nebuloso de l’atmósfera haya impedido seguir en todas sus fases, la marcha de tan interesante fenómeno.
Un denso celaje, interpuesto casi continuamente entre la Tierra y los espacios celestes, no nos ha permitido ver el Sol; sino de vez en cuando y siempre durante brevísimos momentos. Cuando una capa menos densa de nubes, dando paso á los rayos solares, nos ha permitido distinguir al astro luminoso, eran ya mas de las 10.24 m hora en la cual debía tener lugar el primor contacto da los timbos de los dos Cuerpos Celestes, y como la cerrazon era general, creemos que en Cádiz, por lo menos, no habrá habido quien haya podido notar el preciso instante en el cual se ha verificado la primera impresión de la Luna en el disico del Sol. Por igual causa no se ha podido observar tampoco en nuestra población la sombra de nuestro satélite que en el eclipse de 1860 parecía un negro y gigantesco fantasma, precipitandose rápida sobre la Tierra desde los estremos limites del horizonte. Un instante ha podido creerse que la atmósfera iba á despejarse, pero bien pronto nubes mas negras, mas cargadas de lluvia, se amontonaron encima de nuestras cabezas, haciéndonos temer que el agua que empezaba á caer, se convirtiera en un verdadero diluvio: tan encapotado estaba el cariz que presentaba en aquellos momentos la atmósfera.

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Spedizione scientifica a Jerez de la Frontera

Como se vé рог lo que precede, el dia se prestaba poco á las observaciones que muchas personas, unas con gran acopio de conocimientos especiales, otras,—y en el número de estas últimas nos contamos,—nada mas que con nociones en estremo imperfectas, se preparaban à hacer.
Entretanto el eclipse pasaba paulatinamente por sus diferentes fases; cuando el Sol aparecía á nuestra vista, nos era dado notar la invasión lenta y constante del oscuro disco lunar, que lo sesgaba más y más por su parte occidental (vision directa.) La claridad decrecia por momentos y las nubes tomaban un color amarillento, parecido al que se suele observar cuando se prepara una gran tormenta. A merida que—acercándose еl eclipse à su totalidad—la oscuridad iba creciendo, las gaviotas, sorprendidas por una noche que tan de improviso llegaba, revoloteaban asustadas por el espacio.
A las 11 y 45m el sol no presentaba ya mas que una ligera falce (hoz), cuya claridad no ofendia la vista y podia soportarse perfectamente sin el ausilio de vidrios moderadores. La oscuridad era casi completa. El momento de la totalidad se acercaba.
Esa oscuridad fué creciendo aun durante cinco minutos.
De improviso el último filete luminoso desapareció, á la par que una pálida aureola, de un blanco plateado, se diseñaba en derredor del astro eclipsado, que las nubes nos permitieron poder contemplar en aquel solemne momento.
Nuestra vista interrogaba ansiosa aquella dudosa claridad, que irradiaba en derredor del Astro del dia. El aspecto del Cielo era admirable imponente. Entonces sentimos en nuestro corazón un sentimiento de profundo recogimiento; hubiéramos querido que á la magestad de aquel fenómeno se hubiese unido un compelo silencio. A simple vista podíamos distinguir el рlaneta Venus, y otro astro que supusimos ser una estrella, brillaba á nuestro cénit, ó sea en el punto de la esfera celeste perpendicular á nuestra cabeza. En los bordes de la Luna distinguíamos unas protuberancias de indefinible color; protuberancias que, segun el resultado de los descubrimientos que la ciencia debe desde el eclipse observado en 1868 al astrónomo Janssen, «son unas formaciones derivadas de una especie de atmósfera que envuelve al Sol, atmósfera compuesta en su mayor parte de hidrógeno, y á la cual se dà el nombre de chromo-esfera
Asi trascurrieron dos minutos y cuatro segundos, pasados los cuales un blanco punto luminoso, cuya intensa claridad nos hizo pensar involuntariamente en la luz eléctrica, con la cual tenia à no dudarlo, notable semejanza, irradió de nuevo en el espacio. En las calles, plazas y azoteas, ruidosas aclamaciones saludaron la reaparición del dia, al cual los gallos tambien desde sus gallineros dieron la acostumbrada bienvenida, cual si realmente amaneciera.
La totalidad del eclipse de Sol habla terminado. No nos ocuparemos por mis tiempo de los distintas fases por las cuales fué pasando el fenómeno cuya reseña, mal que bien, hemos procurado hacer. Otras plumas mas autorizadas que la nuestra, se encargarán de todo cuanto en él tiene relacion con la ciencia. Solo si dirémos, que durante el eclipse de ayer, se hicieron por las comisiones establecidas al efecto en varios puntos de nuestra población y que tenian todas рoг presidente á nuestro digno amigo el señor D. Vicente Rubio, entendido director del Instituto Gaditano, muchas y muy interesantes observaciones, observaciones que al menos asi lo esperamos, verán en breve la luz de la publicidad.
Segun datos que por fidedigno conducto nos han sido suministrados, sabemos que el eclipse influyó bastante sobre el estado de los enfermos sometidos á la observación de la ciencia médica, esperimentando casi todos fuertes dolores de cabeza y sofriendo dos de ellos una disminución de 5 pulsaciones por minuto.
Los que padecen del pecho sintieron también mayor opresión que de ordinario. Por último; en uno que estaba atacado de una erisipela, se notó una recrudecencia sensible en la afección que le aqueja.
Si de la Medicina pasamos á la Вotánica, harémos constar asimismo que la acacia mimosa, planta en la cual se observaba desde las 9 h.10 m. de la m. alguna variación, fué cerrando poco á poco sus hojas superiores, quedando en el momento de la totalidad del eclipse, cual so presenta cuando es de noche; otra planta, el aromo,empezó á contraerse dos minutos antes de la mayor intensidad del fenómeno celeste, y siguió en ese estado hasta el fin de la totalidad, cual si se hallara sometida á una especie de influencia eléctrica. En cuanto al recio ó relente que cae durante las noches y que suele, también acompañar los eclipses como el que ayer presenciamos, no pudo notarse en el suelo ni en las hojas de los arboles, lo cual no es de estrañar, si se ti ce en cuenta lo encapotado del cielo durante toda la duración del fenómeno
La temperatura tampoco varió de un modo sensible, escepto unos cuantos instantes antes de la totalidad, efecto de un viento bastante frió que se levantó y produjo un descenso de unos tres grados centígrados en un termómetro que de antemano habíamos colocado al aire libre.
Demos ahora punto á este defectuoso artículo, lamentándonos una vez mas de que el estado del tiempo no haya favorecido las observaciones, y deseando á los quo hay in tenido la paciencia de seguirnos hasta aquí, que vivan todavía el 28 de mayo de 1900 para poder presenciar otro fenómeno de igual naturaleza, pues hasta dentro de 30 nos no habrá otro eclipse total de sol, que sea visible en nuestra Peninsula. ¿Quien lo verá? ¡Dios solo lo sabe!

Boletin de Comercio, 1870, A. XXXIII, n. 302

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El eclipse total de Sol ./1870/12/el-eclipse-total-de-sol-del-22-de-diciembre-de-1870/ Mon, 26 Dec 1870 23:02:41 +0000 ./?p=2115 EL ECLIPSE TOTAL DE SOL DEL 22 DE DICIEMBRE DE 1870. La importancia de este eclipse y la natural ansiedad de nuestros lectores por saber algo referente al fenómeno, nos obligan trazar estas líneas. Es de una trascendencia tal este eclipse; son tantos los problemas que viene á resolver, que no nos atrevemos á tratar esta cuestión tan compleja, sin tener antes un conocimiento exacto de todos los hechos observados: obtenidos los datos necesarios haremos un artículo más extenso, y en él nos ocuparemos de los trabajos practicados y de las hipótesis que se establezcan. Por esta razón nos limitamos hoy á dar una idea exacta de la magnificencia del fenómeno, y de los puntos de nuestro globo que han sido invadidos por la sombra de la luna. En la lámina indicada están demostrados, por medio de la gran zona trazada por la punta del cono de la sombra lunar, los puntos donde se ha presenciado el eclipse total. Esta sombra, ó sea la zona de totalidad del eclipse, ha pasado por el Mediodía de España y Portugal, por una parte de la Turquía y límite occidental del Asia. En España ha sido total el eclipse, entre otras ciudades,en Sanlucar de Barrameda, en Ubrique y Lebrija; en Huelva, San Fernado y Estepona, á cuya poblacion ha pasado á estudiar el eclipse una comisión del Observatorio astronómico de Madrid, compuesta de los señores D. Antonio Aguilar, D. Miguel Merino y D. VicenteVentosa. En Portugal se han organizado dos comisiones de astrónomos con el mismo objeto, así como el Gobierno inglés ha facilitado un buque que ha trasportado á sesenta observadores á diversos lugares; y es muy probable que, á pesar de la guerra franco-prusiana, algunos astrónomos franceses y alemanes hayan contribuido por su parte, en esta ocasión solemne, al progreso de la ciencia. Este eclipse ha sido visible en España y gran parte de Europa, en la mitad septentrional de África, en una pequeña parte de Asia, en algunos puntos de América del Norte, en el Océano Atlántico septentrional, en el mar Mediterráneo y en una corta extensión del Océano Indico. Esta clase de fenómenos son poco frecuentes en determinadas regiones de nuestro planeta. El último eclipse total de sol que se observó en España fué el de 1860; y despues del de 22 de este mes, no tendrá lugar otro hasta el año 1900. Los eclipses totales de sol, que son los más útiles é interesantes, no se reducen sólo á un espectáculo curioso: su estudio tiene grandes aplicaciones y sirven para facilitar el conocimiento de la constitucion física del sol y de la luna. En prueba de esta verdad baste decir que de su estudio depende hoy fijar la producción de las protuberancias solares que, aunque algo definidas por los físicos Fraunhoffer, Bussen, Lockyer y otros por medio del análisis espectral, no se conoce bien su causa; averiguar si la corona, especie de aureola de fuego que rodea en estas ocasiones el cuerpo oscuro de la luna, es producida por los rayos del sol á su paso por la atmósfera terrestre, ó si es ocasionada por el paso de […]

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EL ECLIPSE TOTAL DE SOL
DEL 22 DE DICIEMBRE DE 1870.

La importancia de este eclipse y la natural ansiedad de nuestros lectores por saber algo referente al fenómeno, nos obligan trazar estas líneas.
Es de una trascendencia tal este eclipse; son tantos los problemas que viene á resolver, que no nos atrevemos á tratar esta cuestión tan compleja, sin tener antes un conocimiento exacto de todos los hechos observados: obtenidos los datos necesarios haremos un artículo más extenso, y en él nos ocuparemos de los trabajos practicados y de las hipótesis que se establezcan. Por esta razón nos limitamos hoy á dar una idea exacta de la magnificencia del fenómeno, y de los puntos de nuestro globo que han sido invadidos por la sombra de la luna.
En la lámina indicada están demostrados, por medio de la gran zona trazada por la punta del cono de la sombra lunar, los puntos donde se ha presenciado el eclipse total. Esta sombra, ó sea la zona de totalidad del eclipse, ha pasado por el Mediodía de España y Portugal, por una parte de la Turquía y límite occidental del Asia.

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Le zone di totalità e parzialità dell’eclisse di Sole del 22 dicembre 1870

En España ha sido total el eclipse, entre otras ciudades,en Sanlucar de Barrameda, en Ubrique y Lebrija; en Huelva, San Fernado y Estepona, á cuya poblacion ha pasado á estudiar el eclipse una comisión del Observatorio astronómico de Madrid, compuesta de los señores D. Antonio Aguilar, D. Miguel Merino y D. VicenteVentosa. En Portugal se han organizado dos comisiones de astrónomos con el mismo objeto, así como el Gobierno inglés ha facilitado un buque que ha trasportado á sesenta observadores á diversos lugares; y es muy probable que, á pesar de la guerra franco-prusiana, algunos astrónomos franceses y alemanes hayan contribuido por su parte, en esta ocasión solemne, al progreso de la ciencia.
Este eclipse ha sido visible en España y gran parte de Europa, en la mitad septentrional de África, en una pequeña parte de Asia, en algunos puntos de América del Norte, en el Océano Atlántico septentrional, en el mar Mediterráneo y en una corta extensión del Océano Indico.
Esta clase de fenómenos son poco frecuentes en determinadas regiones de nuestro planeta. El último eclipse total de sol que se observó en España fué el de 1860; y despues del de 22 de este mes, no tendrá lugar otro hasta el año 1900.
Los eclipses totales de sol, que son los más útiles é interesantes, no se reducen sólo á un espectáculo curioso: su estudio tiene grandes aplicaciones y sirven para facilitar el conocimiento de la constitucion física del sol y de la luna.
En prueba de esta verdad baste decir que de su estudio depende hoy fijar la producción de las protuberancias solares que, aunque algo definidas por los físicos Fraunhoffer, Bussen, Lockyer y otros por medio del análisis espectral, no se conoce bien su causa; averiguar si la corona, especie de aureola de fuego que rodea en estas ocasiones el cuerpo oscuro de la luna, es producida por los rayos del sol á su paso por la atmósfera terrestre, ó si es ocasionada por el paso de dichos rayos á través de una atmósfera lunar; saber si esta misma corona se presenta inmediatamente que el sol está eclipsado, y si tiene por centro el sol ó la luna; comprobar la observación hecha por D. Antonio de Ulloa en el eclipse de 1788 á fin de averiguar si nuestro satélite se halla perforado de parte á parte; rectificar las tablas que dan las posiciones del sol y de la luna; explorar las regiones próximas al sol, durante la oscuridad, para descubrir los planetas que se han supuesto existir entre el sol y la órbita de Mercurio; y examinar, en fin, todos los accidentes físicos que ocurran, para apreciar la alteración de los elementos magnéticos y meteorológicos, durante la totalidad del fenómeno.
Hé aquí, ligeramente indicadas, las principales observaciones que pueden hacerse en los eclipses solares; observaciones que se han hecho en el eclipse del dia 22, y á las cuales ha prestado un servicio importante la fotografía, este arte, auxiliar poderoso hoy de las ciencias naturales.
El resultado, pues, de estos trabajos y las hipótesis que se emitan para explicar las apariencias que ha presentado el fenómeno, serán objeto de otro artículo.

J. Genaro Monti.

La Illustracion de Madrid, 1870, A. I, n.  24

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Die österreichische Expedition zur Beobachtung der Sonnenfinsterniß ./1870/12/die-osterreichische-expedition-zur-beobachtung-der-sonnenfinsternis/ Sat, 24 Dec 1870 17:20:20 +0000 ./?p=2401 (Die österreichische Expedition zur Beobachtung der Sonnenfinsternis.) Man schreibt uns aus Pola, 20. d.: zu unserer Beruhigung brachten die heutigen Wiener Blätter eise indirecte Berichtigung der Allarmnachricht, der Kriegsdampfer „Triest“ sei gestrandet. Es ist demnach nicht der österreichische Dampfer „Triest“, sondern der englische „Psyche“, der ebenfalls eine Expedition von Gelehrten beherbergte, an der Küste von Sicilien gestrandet; jedoch wurden alle Personen gerettet. – Vom Bord des Dampfers „Triest“ sind hier Nachrichten aus Malta, die bis zum 9. December reichen. Diese stellen den Verlauf der Reise bis dahin folgendermaßen dar: Das erste Ziel der Reise war Prevesa (eine schwachbefestigte Stadt im Cjalet Janina, ans einer Halbinsel am Eingange des Meerbusens von Arta). Hier sollte der Astronom Dr. Theodor Oppolzer mit zwei Marine-Officieren ausgeschifft werden, um eine Zweigstation für die Beobachtung der Sonnenfinsterniß zu errichten. Schwerer Südostwind zwang jedoch das Schiff, abzufallen und unter der Küste von Corfu Schutz zu suchen. Hier blieb es die Nacht vom 3. auf den 4. December vor Anker und setzte am letzteren Tage des Morgens bei etwas ruhigerem Wetter, aber schwerer See aus Südwest die Route fort. Gegen Mittag wurde Prevesa erreicht; der hohe Seegang ließ jedoch die Ausschiffung der Instrumente nicht zu. Daher lichtete der Dampfer wieder den Anker und fuhr nach Santa Maura, dem Leukadia des Alterthums, wo er unter dem Schutze des Landes ankerte. Hier wurde ein Trabatel (großes Küstenfahrzeug des adriatischen Meeres) gemiethet und Dr. Oppolzer und die beiden Marine-Officiere sammt allen ihren Instrumenten darauf gesetzt; nun schleppte Dampfer „Triest“ das Trabatel gegen Prevesa, überließ et dann dem guten Schicksale und schlug den Cours nach Malta ein, wo er am 6. Mittags einlief. Zu Malta liegen außer den gewöhnlichen kleineren Schiffen vier schwere englische Panzerschiffe: „Lord Warden“, „Caledonia“, „Prince Confort“ und „Royal Oak“. Dampfer „Triest“ schiffte Kohlen ein trotz eines heftigen Südwestwetters mit Regen und Hagel, mußte aber, da das Barometer einen sehr niedrigen Stand zeigte, noch ewige Zeit abwarten, bevor er seine Reise nach Tunis fortsetzen konnte. So war er denn am 9. December noch in Malta, woher die letzten Nachrichten datiren. Hoffentlich ist die Expedition zur Stunde auf ihrem Bestimmungsorte, dessen Erreichung gewiß einige Strapazen gekostet haben wird. Die Küste von Tunis ist zu einer Ausschiffung von empfindlichen Instrumenten nicht besonders günstig, außer in Goletta, von wo jedoch bis zur Totalitäts-Zone der Finsterniß noch eine Landreise von circa zwei Tagen erforderlich. An Bord deS „Triest“ befinden sich die beiden Brüder Weiß, der Eine Astronom, der Andere Botaniker. Auch in Pola werden, den hiesigen Mitteln der Sternwarte angemessen, Vorbereitungen getroffen, um die Finsterniß zu beobachten. Das Wetter scheint sich, nach den letzten zwei Tagen zu urtheilen, bessern zu wollen, denn fast seit zwei Wochen ist der Himmel bedeckt und nur von Zeit zu Zeit durchbrach die Sonne auf kurze Momente die Wolken, während sie gestern und heute länger ihre Strahlen herabsendete. Da hier die Verfinsterung etwa 10½ Zoll beträgt, so mag deren Beobachtung nicht ganz unwichtig erscheinen. Nur sind eben die wichtigsten Apparate hiezu bei der Expedition in Tunis. Neue Freie Presse, 1870, n. 2273 scarica l’articolo originale

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(Die österreichische Expedition zur Beobachtung der Sonnenfinsternis.) Man schreibt uns aus Pola, 20. d.: zu unserer Beruhigung brachten die heutigen Wiener Blätter eise indirecte Berichtigung der Allarmnachricht, der Kriegsdampfer „Triest“ sei gestrandet. Es ist demnach nicht der österreichische Dampfer „Triest“, sondern der englische „Psyche“, der ebenfalls eine Expedition von Gelehrten beherbergte, an der Küste von Sicilien gestrandet; jedoch wurden alle Personen gerettet. – Vom Bord des Dampfers „Triest“ sind hier Nachrichten aus Malta, die bis zum 9. December reichen. Diese stellen den Verlauf der Reise bis dahin folgendermaßen dar: Das erste Ziel der Reise war Prevesa (eine schwachbefestigte Stadt im Cjalet Janina, ans einer Halbinsel am Eingange des Meerbusens von Arta). Hier sollte der Astronom Dr. Theodor Oppolzer mit zwei Marine-Officieren ausgeschifft werden, um eine Zweigstation für die Beobachtung der Sonnenfinsterniß zu errichten. Schwerer Südostwind zwang jedoch das Schiff, abzufallen und unter der Küste von Corfu Schutz zu suchen.

Trieste 1869

Piroscafo “Trieste” al comando del capitano von Österreicher utilizzato nella spedizione Austriaca a Corfù e Tunisi

Hier blieb es die Nacht vom 3. auf den 4. December vor Anker und setzte am letzteren Tage des Morgens bei etwas ruhigerem Wetter, aber schwerer See aus Südwest die Route fort. Gegen Mittag wurde Prevesa erreicht; der hohe Seegang ließ jedoch die Ausschiffung der Instrumente nicht zu. Daher lichtete der Dampfer wieder den Anker und fuhr nach Santa Maura, dem Leukadia des Alterthums, wo er unter dem Schutze des Landes ankerte. Hier wurde ein Trabatel (großes Küstenfahrzeug des adriatischen Meeres) gemiethet und Dr. Oppolzer und die beiden Marine-Officiere sammt allen ihren Instrumenten darauf gesetzt; nun schleppte Dampfer „Triest“ das Trabatel gegen Prevesa, überließ et dann dem guten Schicksale und schlug den Cours nach Malta ein, wo er am 6. Mittags einlief. Zu Malta liegen außer den gewöhnlichen kleineren Schiffen vier schwere englische Panzerschiffe: „Lord Warden“, „Caledonia“, „Prince Confort“ und „Royal Oak“. Dampfer „Triest“ schiffte Kohlen ein trotz eines heftigen Südwestwetters mit Regen und Hagel, mußte aber, da das Barometer einen sehr niedrigen Stand zeigte, noch ewige Zeit abwarten, bevor er seine Reise nach Tunis fortsetzen konnte. So war er denn am 9. December noch in Malta, woher die letzten Nachrichten datiren. Hoffentlich ist die Expedition zur Stunde auf ihrem Bestimmungsorte, dessen Erreichung gewiß einige Strapazen gekostet haben wird. Die Küste von Tunis ist zu einer Ausschiffung von empfindlichen Instrumenten nicht besonders günstig, außer in Goletta, von wo jedoch bis zur Totalitäts-Zone der Finsterniß noch eine Landreise von circa zwei Tagen erforderlich. An Bord deS „Triest“ befinden sich die beiden Brüder Weiß, der Eine Astronom, der Andere Botaniker. Auch in Pola werden, den hiesigen Mitteln der Sternwarte angemessen, Vorbereitungen getroffen, um die Finsterniß zu beobachten. Das Wetter scheint sich, nach den letzten zwei Tagen zu urtheilen, bessern zu wollen, denn fast seit zwei Wochen ist der Himmel bedeckt und nur von Zeit zu Zeit durchbrach die Sonne auf kurze Momente die Wolken, während sie gestern und heute länger ihre Strahlen herabsendete. Da hier die Verfinsterung etwa 10½ Zoll beträgt, so mag deren Beobachtung nicht ganz unwichtig erscheinen. Nur sind eben die wichtigsten Apparate hiezu bei der Expedition in Tunis.

Neue Freie Presse, 1870, n. 2273

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The loss of the Psyche ./1870/12/the-loss-of-the-psyche/ Fri, 23 Dec 1870 23:52:53 +0000 ./?p=2286 The shock of alarm with which the English public heard on the 17th inst. of the wreck of her Majesty’s Ship Psyche, bearing with it that part of the Eclipse Expedition of which Mr. Lockyer has charge, was scarcely neutralised by the almost simultaneous knowledge that all hands have been saved. The thought of what might have been, remained at once to temper and enhance the satisfaction which the sense of an escaped calamity awakens. Science is so genuinely neutral, that we are apt to think that the elements, if they cannot behave towards it as cordial allies, should at least practise a benevolent neutrality. The astronomers, we are glad to learn, saved their instruments of obstipation. We trust that neither the human faculties of perception, nor their artificial aids, have suffered in the wreck, and that no delay will occur which will prevent the Expedition reaching in good time a convenient post for their mission. In the meantime, how was it that the wreck happened? The Psyche, it is said was running by chart. Are our parts so constructed as to place ships on sunken rocks in some of the best known waters of Europe? We are glad to learn that there is a chance of saving the vessel, if, indeed, the Royal Oak, and the ship which is expected to bring assistance from Malta, do not also strike upon sunken rocks, while running by chart. The Cardiff and Merthyr Guardian Glamorgan Monmouth and Brecon Gazette, 1870 scarica l’articolo originale

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WreckofPsycheThe shock of alarm with which the English public heard on the 17th inst. of the wreck of her Majesty’s Ship Psyche, bearing with it that part of the Eclipse Expedition of which Mr. Lockyer has charge, was scarcely neutralised by the almost simultaneous knowledge that all hands have been saved. The thought of what might have been, remained at once to temper and enhance the satisfaction which the sense of an escaped calamity awakens. Science is so genuinely neutral, that we are apt to think that the elements, if they cannot behave towards it as cordial allies, should at least practise a benevolent neutrality. The astronomers, we are glad to learn, saved their instruments of obstipation. We trust that neither the human faculties of perception, nor their artificial aids, have suffered in the wreck, and that no delay will occur which will prevent the Expedition reaching in good time a convenient post for their mission. In the meantime, how was it that the wreck happened? The Psyche, it is said was running by chart. Are our parts so constructed as to place ships on sunken rocks in some of the best known waters of Europe? We are glad to learn that there is a chance of saving the vessel, if, indeed, the Royal Oak, and the ship which is expected to bring assistance from Malta, do not also strike upon sunken rocks, while running by chart.

The Cardiff and Merthyr Guardian Glamorgan Monmouth and Brecon Gazette, 1870

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