macchie solari – StarLight . Un nuovo sito targato WordPress Mon, 06 Jul 2026 15:36:50 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.4.2 I più recenti progressi che ha fatto la scienza astronomica ./1866/02/piu-recenti-progressi-la-scienza-astronomica/ Wed, 28 Feb 1866 13:51:34 +0000 ./?p=729 – Il Giornale di Roma reca l’analisi di un ragionamento recitato dal P. Angelo Secchi all’Accademia Tiberina nella tornata del 18 corrente sopra i più recenti progressi che ha fatto la scienza astronomica nella condizione fisica dei corpi celesti specialmente del Sole delle Stelle fisse. Questi avanzamenti dimostrò il ch. Autore che sono dovuti ai movimenti di osservazione di cui si è arricchita la scienza in questi ultimi tempi: mostrò gli strumenti recentemente immaginati per tale effetto, ed espose gli oculari elioscopici a riflessione e polarizzazione che sono stati recentemente introdotti, lo spettroscopio perfezionato per l’occasione delle stelle fisse. In quanto al Sole si trattenne specialmente a descrivere le apparenze della fotosfera e le granulazioni che essa presenta, e concluse esser esse minutissime fiammelle di cui è seminato il disco solare. In quanto alle macchie maggiori fece rilevare quanto sia complessa la loro struttura. Mostrò che la lor parte interna, detta penombra, dovea dirsi una cavità in cui affluiscono da tutto intorno correnti di materia fotosferica. Si trattenne specialmente a descrivere l’apparenza de’ veli che coprono d’ordinario porzione dei nuclei, e insistè sul fatto nuovo ed importante della trasformazione delle correnti luminose fotosferiche in veli di color rosato nell’interno dei nuclei stessi. Tal fenomeno lega le apparenze delle macchie comuni con quelle più rare e straordinarie delle protuberanze rosate che vedonsi nelle ecclissi. Numerose figure esposte agli editori disegnate dal vero con sistema nuovo di disegno convalidano le asserzioni dell’oratore. Proseguendo nell’analisi de’ fatti e studiando la parte esterna della penombra, esso mostrò con sempre attorno alle macchie regna una grande elevazione ed agitazione che forma le facole. Ne concluse che le macchie doveano considerarsi come crateri da cui emanava una materia di più elevata temperatura in istato gassoso e che era capace di sciogliere e far passare a stato elastico e invisibile la materia della fotosfera. La dissoluzione di questa materia è un fenomeno ovvio ad osservarsi, e la tendenza delle correnti della penombra verso il mezzo del nucleo può spiegarsi colla forza aspiratrice che produce la colonna ascendente, la quale richiama a sè la materia intorno. Dei fatti assai singolari citati dell’oratore mostrerebbero essersi talora effettivamente vedute queste eruzioni. L’enorme temperatura del Sole non permette più che si sostenga l’antica opinione di un nucleo solido e oscuro, ma insieme possono conciliarsi queste correnti emanate dal centro colla temperatura meno elevata che hanno le macchie, a cagione del principio del certo in fisica che i gas in istato elastico hanno facoltà radiante minore di quella dei corpi solidi anche a pari temperatura. Passò quindi ad accennare alle scoperte spettroscopiche le quali confermano queste norme temperatura del globo solare, e in tale occasione spose ancora il risultato delle sue osservazioni su di alcune stelle. Col nuovo spettroscopio esso ha potuto contare e disegnare fino a 180 righe nello spettro di Alfa Orione. Lo spettro di Sirio si è veduto formare di tante zone minutissime in modo che 28 se ne sono descritte tra le forti righe anteriormente conosciute del rosso estremo, e dell’azzurro. Rigel, altra stella di Orione, mostra uno spettro ancora più finemente rigato. Fece rilevare la curiosa somiglianza […]

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– Il Giornale di Roma reca l’analisi di un ragionamento recitato dal P. Angelo Secchi all’Accademia Tiberina nella tornata del 18 corrente sopra i più recenti progressi che ha fatto la scienza astronomica nella condizione fisica dei corpi celesti specialmente del Sole delle Stelle fisse.
Questi avanzamenti dimostrò il ch. Autore che sono dovuti ai movimenti di osservazione di cui si è arricchita la scienza in questi ultimi tempi: mostrò gli strumenti recentemente immaginati per tale effetto, ed espose gli oculari elioscopici a riflessione e polarizzazione che sono stati recentemente introdotti, lo spettroscopio perfezionato per l’occasione delle stelle fisse.

Macchie solari osservate nel novembre 1865 da Pietro Tacchini

In quanto al Sole si trattenne specialmente a descrivere le apparenze della fotosfera e le granulazioni che essa presenta, e concluse esser esse minutissime fiammelle di cui è seminato il disco solare. In quanto alle macchie maggiori fece rilevare quanto sia complessa la loro struttura.
Mostrò che la lor parte interna, detta penombra, dovea dirsi una cavità in cui affluiscono da tutto intorno correnti di materia fotosferica. Si trattenne specialmente a descrivere l’apparenza de’ veli che coprono d’ordinario porzione dei nuclei, e insistè sul fatto nuovo ed importante della trasformazione delle correnti luminose fotosferiche in veli di color rosato nell’interno dei nuclei stessi. Tal fenomeno lega le apparenze delle macchie comuni con quelle più rare e straordinarie delle protuberanze rosate che vedonsi nelle ecclissi. Numerose figure esposte agli editori disegnate dal vero con sistema nuovo di disegno convalidano le asserzioni dell’oratore. Proseguendo nell’analisi de’ fatti e studiando la parte esterna della penombra, esso mostrò con sempre attorno alle macchie regna una grande elevazione ed agitazione che forma le facole. Ne concluse che le macchie doveano considerarsi come crateri da cui emanava una materia di più elevata temperatura in istato gassoso e che era capace di sciogliere e far passare a stato elastico e invisibile la materia della fotosfera. La dissoluzione di questa materia è un fenomeno ovvio ad osservarsi, e la tendenza delle correnti della penombra verso il mezzo del nucleo può spiegarsi colla forza aspiratrice che produce la colonna ascendente, la quale richiama a sè la materia intorno.
Dei fatti assai singolari citati dell’oratore mostrerebbero essersi talora effettivamente vedute queste eruzioni. L’enorme temperatura del Sole non permette più che si sostenga l’antica opinione di un nucleo solido e oscuro, ma insieme possono conciliarsi queste correnti emanate dal centro colla temperatura meno elevata che hanno le macchie, a cagione del principio del certo in fisica che i gas in istato elastico hanno facoltà radiante minore di quella dei corpi solidi anche a pari temperatura.
Passò quindi ad accennare alle scoperte spettroscopiche le quali confermano queste norme temperatura del globo solare, e in tale occasione spose ancora il risultato delle sue osservazioni su di alcune stelle. Col nuovo spettroscopio esso ha potuto contare e disegnare fino a 180 righe nello spettro di Alfa Orione. Lo spettro di Sirio si è veduto formare di tante zone minutissime in modo che 28 se ne sono descritte tra le forti righe anteriormente conosciute del rosso estremo, e dell’azzurro. Rigel, altra stella di Orione, mostra uno spettro ancora più finemente rigato. Fece rilevare la curiosa somiglianza dello spettro di Sirio con quella di primo ordine del solfo dato da Plucker, e quello di Rigel con lo spettro del nitrogene dato dal medesimo. Espone le speranze che col progresso dello studio e degli strumenti si arriverà a riconoscere anche meglio coll’aiuto delle osservazioni spettrometriche il grado di temperatura, e le sostanze che si trovano alimentare questi soli annoi lontanissimi e e che formano le loro atmosfere. L’atmosfera solare messa già in evidenza delle ecclissi, è ora comprovata dai fenomeni che essa produce sullo spostamento delle macchie solari dovuti alla sua refrazione.
Concluse che nulla devesi trascurare nello studio di questi astri, quantunque essi siano da noi lontanissimi, perché i legami che uniscono l’Universo essendo a noi ignoti, possiamo trovare in alcuno di essi qualche fatto inaspettato che ce li sveli, e a prova di ciò recò quello ormai ben provato della relazione tra il periodo delle macchie solari e le variazioni diurne della forza magnetica terrestre.
Dopo finita la tornata, si deve agio agli intervenuti di esaminare gli strumenti e i disegni delle macchie e degli spettri e singolarmente quelli della macchia che era quel giorno stesso visibile sul Sole, che fatti durante più giorni consecutivi fecero rilevare l’immensa mutabilità dello stratosferico solare.

Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, 1866, n. 59, 28 febbraio

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Importante scoperta astronomica circa le macchie solari ./1839/04/importante-scoperta-astronomica-circa-le-macchie-solari/ Fri, 12 Apr 1839 20:20:03 +0000 ./?p=2416 Bollettino di scienze fisico-naturali II. Astronomia. Importante scoperta astronomica circa le macchie solari. Mentre il sig. Capocci direttore del R. Osservatorio astronomico di Napoli stava il 25 gennajo p. p. alle ore 9 guardando le numerose macchie che ricoprono il sole, parvegli vedere in una di esse un istantaneo cangiamento. Altri di questi ripetuti e variati cambiamenti avvennero e furono posti fuor di dubbio sì dal detto che dall’altro astronomo, l’inglese generale Brisbane a caso capitato a quell’osservatorio. Con tali mutamenti vuol il napoletano osservatore che la natura abbia disvelato tutto il mistero della materiale costituzione della superficie del sole. Le così dette macchie sono delle immense aperture in forma d’imbuto, che si formano in un involucro luminoso che ricopre il corpo solido del sole, il quale apparisce come oscuro in fondo a quelle voragini per l’effetto del vetro fosco, di cui si fa uso in tali osservazioni. Queste aperture vengono formate dall’eruzione di un altro fluido non luminoso ed abbastanza trasparente, il quale sgombra l’apertura da tutta la materia luminosa che vi era prima e che vorrebbe ad ogni tratto ritornarvi, e l’accumula d’ogni intorno, e la caccia via e l’addensa e quì e qua in forma di lunghissimi solchi assai più vivi e fulgidi del resto della superficie agitata adjacente. Questa corrente ascendente (come una polla d’acqua che zampilla da un pozzo artesiano) col variare alquanto di direzione produce nell’apertura, massime nel suo perimetro superiore (aulicamente dello penombra) delle variazioni enormi: e tali che nè sul nostro pianeta, nè in niun altro corpo celeste prima d’ora si erano mai vedute le simili; tanta velocità sembra indicare nella produzione del fenomeno delle forze elettriche; perochè in un baleno vedi l’orlo del baratro che prima era a cagion d’esempio, in Europa, stendersi nelle rive opposte di America ed invadere in sè tutto l’Atlantico! L’ interno poi di tali aperture o crateri, le cui pareti coniche ne svelano la costituzione degli strati dell’atmosfera ignea, offrono cangiamenti di non minore importanza. La marchia maggiore ch’egli osservò era un’apertura, come con reiterale misure trovò, che nella parte sua superiore aveva un’estensione capace di contenere tredici volle la terra; e nell’inferiore quella di quattro volle la terra ed aveva 1400 leghe di profondità. Il sig. Capocci fece queste osservazioni con bei vetri a luce bianca avuti da Dollond di Londra, e tutto quanto asserisce intende garantirlo per certissima verità. — Dott. C. Giornale della Provincia di Bergamo,1839, n. 30 scarica l’articolo originale

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Bollettino
di scienze fisico-naturali
II.

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Astronomia.

Importante scoperta astronomica circa le macchie solari.

Mentre il sig. Capocci direttore del R. Osservatorio astronomico di Napoli stava il 25 gennajo p. p. alle ore 9 guardando le numerose macchie che ricoprono il sole, parvegli vedere in una di esse un istantaneo cangiamento. Altri di questi ripetuti e variati cambiamenti avvennero e furono posti fuor di dubbio sì dal detto che dall’altro astronomo, l’inglese generale Brisbane a caso capitato a quell’osservatorio. Con tali mutamenti vuol il napoletano osservatore che la natura abbia disvelato tutto il mistero della materiale costituzione della superficie del sole. Le così dette macchie sono delle immense aperture in forma d’imbuto, che si formano in un involucro luminoso che ricopre il corpo solido del sole, il quale apparisce come oscuro in fondo a quelle voragini per l’effetto del vetro fosco, di cui si fa uso in tali osservazioni. Queste aperture vengono formate dall’eruzione di un altro fluido non luminoso ed abbastanza trasparente, il quale sgombra l’apertura da tutta la materia luminosa che vi era prima e che vorrebbe ad ogni tratto ritornarvi, e l’accumula d’ogni intorno, e la caccia via e l’addensa e quì e qua in forma di lunghissimi solchi assai più vivi e fulgidi del resto della superficie agitata adjacente.

macchie solari capocci

Disegno di macchie solari osservate da Ernesto Capocci il 2 ottobre 1826 all’Osservatorio di Napoli

Questa corrente ascendente (come una polla d’acqua che zampilla da un pozzo artesiano) col variare alquanto di direzione produce nell’apertura, massime nel suo perimetro superiore (aulicamente dello penombra) delle variazioni enormi: e tali che nè sul nostro pianeta, nè in niun altro corpo celeste prima d’ora si erano mai vedute le simili; tanta velocità sembra indicare nella produzione del fenomeno delle forze elettriche; perochè in un baleno vedi l’orlo del baratro che prima era a cagion d’esempio, in Europa, stendersi nelle rive opposte di America ed invadere in sè tutto l’Atlantico! L’ interno poi di tali aperture o crateri, le cui pareti coniche ne svelano la costituzione degli strati dell’atmosfera ignea, offrono cangiamenti di non minore importanza. La marchia maggiore ch’egli osservò era un’apertura, come con reiterale misure trovò, che nella parte sua superiore aveva un’estensione capace di contenere tredici volle la terra; e nell’inferiore quella di quattro volle la terra ed aveva 1400 leghe di profondità.
Il sig. Capocci fece queste osservazioni con bei vetri a luce bianca avuti da Dollond di Londra, e tutto quanto asserisce intende garantirlo per certissima verità. — Dott. C.

Giornale della Provincia di Bergamo,1839, n. 30

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