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Lo sviluppo della fisica solare

Palermo, Chiesa di S. Maria delle Grazie – Palazzo dei Normanni


"Tostochè il grande Refrattore fu in condizioni da potersene servire ... un primo desiderio da appagare fu quello di vedere il Sole".
(P. Tacchini, 1865)

INTRODUZIONE


Ileana Chinnici & Donatella Randazzo

La fisica solare conobbe un importante sviluppo nella seconda metà del XIX secolo, a seguito dell’utilizzo di mezzi spettroscopici per l’analisi della luce del Sole. I lavori di Joseph Fraunhofer e poi di Gustav Kirchhoff, spianarono la strada alla comprensione della natura fisica e della composizione chimica del Sole: studiando la scomposizione della luce attraverso un prisma di vetro, identificarono infatti delle righe scure nello spettro colorato, che si rivelarono essere la “carta d’identità” degli elementi chimici componenti l’atmosfera solare.
Favoriti dal clima, gli astronomi italiani furono assidui osservatori del Sole, di cui studiarono la fotosfera e la cromosfera, impegnandosi in un monitoraggio continuo delle macchie e delle protuberanze, studiando inoltre la relazione con le perturbazioni magnetiche e le aurore boreali. Le loro ricerche ebbero un’eco internazionale e furono decisive per la nascita della fisica solare. In particolare, l’Osservatorio di Palermo si distinse per gli studi di spettroscopia solare eseguiti da Pietro Tacchini con il grande rifrattore Merz, in collaborazione con Angelo Secchi a Roma.
Questa sezione illustra il contributo dato dall’astronomia italiana al primo sviluppo di questa disciplina, e contiene strumenti, testi ed altri materiali che testimoniano l’attività di ricerca svolta in questo settore tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. Tutti i beni qui esposti sono appartenenti all’Università di Palermo e conservati presso il Museo della Specola dell’INAF-Osservatorio astronomico di Palermo.

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