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L’eclisse totale di Sole del 1870

Napoli, Osservatorio Astronomico di Capodimonte


"Nell’occasione dell’eclisse del 22 dicembre 1870 … due nazioni intelligenti e ragionevoli si dilaniavano reciprocamente…. In passato si sarebbe associato a questa carneficina internazionale [la] eclisse della fine dell’anno maledetto, o le aurore boreali che apparvero allora nei cieli; oggi ognuno comprende che non ha avuto altra causa che l'umana bestialità"
(C. Flammarion, 1880)

INTRODUZIONE


Emilia Olostro Cirella & Mauro Gargano

Agli inizi del Ottocento gli studi sulle righe spettrali di Joseph von Fraunhofer e Gustav Kirchhoff portarono all’unione “della fisica e della chimica con l'astronomia ...come il risultato necessario di uno sviluppo più generale”, determinando la nascita dell'astrofisica.
L’applicazione di due nuove tecniche osservative, come la fotografia e la spettroscopia, allo studio delle eclissi totali di Sole, contribuì in maniera decisiva al progresso della fisica solare. Nel 1851 fu ottenuta la prima immagine fotografica della fase di totalità dell'eclisse di Sole che dimostrò l'appartenenza della corona al Sole piuttosto che alla Luna. Nel 1868, grazie all’impiego dello spettroscopio furono osservate le righe dell’idrogeno nello spettro delle protuberanze solari e fu individuata la presenza di una riga gialla associata successivamente a un nuovo elemento chimico, l’elio.
Dopo i primi studi sulla classificazione spettrale delle stelle di Giovan Battista Donati e Angelo Secchi, gli astronomi italiani non si fecero sfuggire l'occasione dell’eclisse totale di Sole del 22 dicembre 1870, la cui zona di totalità avrebbe investito la Sicilia orientale, per mettersi in gioco. Fu, quindi, istituita una Commissione scientifica composta dai direttori degli Osservatori di Napoli, Milano, Firenze, Palermo e Padova. A questo consesso si unì anche l'astronomo di Roma Angelo Secchi, l’unico in grado di “gareggiare cogli stranieri in fatto di spettroscopia”.
Nel settembre 1869, i membri della Commissione si riunirono a Firenze per definire luoghi e programma delle osservazioni. Le stazioni osservative furono dislocate presso l'ex convento dei Cappuccini a Terranova (l’attuale Gela) e sugli spalti del castello di Augusta. Il programma scientifico si concentrò sullo studio spettroscopico di cromosfera, corona e protuberanze solari.
L'allestimento di due stazioni consentì di ospitare altri scienziati che collaborarono alle osservazioni astronomiche, meteorologiche e magnetiche.
Per trasportare in Sicilia la strumentazione e gli astronomi la Regia Marina mise a disposizione della spedizione il Plebiscito, un piroscafo già utilizzato nella Spedizione dei Mille.
Nella stazione di Augusta, decisamente più confortevole, si sistemarono i “senatori” dell'astronomia italiana, mentre quella di Terranova fu riservata ai giovani astronomi e ai loro collaboratori.
Dall'arrivo alle stazioni fino al giorno dell'eclisse, per la prima volta nella storia del Paese unito, un folto gruppo di scienziati italiani si ritrovava insieme a vivere un'esperienza unica per acquisire nuove conoscenze su un settore, la spettroscopia astronomica, poco noto a gran parte degli astronomi italiani. Sulla scia dei risultati scientifici di questa avventura nascerà, il 5 ottobre 1871, col coinvolgimento di tutti i protagonisti della spedizione in Sicilia, la Società degli Spettroscopisti Italiani, la prima organizzazione scientifica al mondo dedicata alla “astronomia fisica”.
Le relazioni degli astronomi sui risultati ottenuti dalle osservazioni furono pubblicate nel 1872 in un volume che raccolse ampi apprezzamenti anche in ambienti scientifici internazionali. I “Rapporti” furono donati a molte personalità politiche e intellettuali italiane ed estere, tra cui Giuseppe Garibaldi. Nell’intento di competere con i colleghi stranieri, i protagonisti della spedizione riuscirono in breve tempo a realizzare programmi di grande qualità scientifica che portarono l’Italia a primeggiare negli studi astrofisici fino alla fine del XIX secolo, favorendo la fondazione del primo osservatorio astrofisico italiano, il Regio Osservatorio di Catania, e l'istituzione della prima cattedra di astrofisica al mondo presso l'Università etnea.

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