Dal 21 marzo al 21 giugno 2016 a Firenze, Roma, Napoli, Palermo, Padova

Termoeliometro

Angelo Secchi (1818-1878), Roma, 1863

Ottone, legno
Altezza 60 cm

INAF- Osservatorio Astronomico di Roma, [n.i. M0023/2493]

Con questo strumento, ideato da Angelo Secchi nel 1863, lo scienziato gesuita tentò di stimare l’energia irradiata dal Sole attraverso una misura differenziale di temperatura. Esso rappresenta uno dei primi tentativi di determinare la costante solare, cioè l’energia irradiata dal Sole in tutte le lunghezze d’onda, anche quelle al di fuori dello spettro visibile.

Secchi presenta lo strumento come una modificazione di un dispositivo ideato dal fisico scozzese John James Waterston (1811-1883), costituito da una camera ermetica con pareti annerite nella quale, dopo aver inserito un termometro, veniva praticato il vuoto; la radiazione solare entrava in essa attraverso un piccolo foro.

Nel termoeliometro di Secchi la luce del Sole entrava attraverso un foro circolare di 25 mm di diametro e andava a riscaldare l’acqua posta nella caldaietta termicamente isolata dall’ambiente circostante per mezzo di una camicia di legno. Attraverso i due termometri interni (uno esposto ai raggi solari, l’altro a contatto con l’acqua) veniva misurata la variazione di temperatura del liquido in un certo intervallo di tempo, dalla quale si poteva risalire alla quantità di energia ricevuta dal Sole.

Lo strumento è sostenuto da una montatura del tipo di quelle in uso per i teodoliti, ed è livellabile per mezzo delle tre viti calanti e delle due livelle poste alla base. Sulla base è anche inserita una piccola bussola utile per l’orientamento in azimut.

Le misure effettuate con questo strumento erano finalizzate anche agli studi di meteorologia e rientravano nella ricerca di correlazioni tra i fenomeni solari e quelli atmosferici che caratterizzava l’approccio scientifico di Secchi.

La costante solare fu poi determinata nel 1881da Samuel Langley, che studiò in modo particolare la regione infrarossa dello spettro solare.

Bibl.: CALISI in CHINNICI (ed.) 2009, p. 200; SECCHI 1863, p. 105; ALTAMORE 2012, pp. 138 e ss.