Dal 21 marzo al 21 giugno 2016 a Firenze, Roma, Napoli, Palermo, Padova

Prisma Obiettivo

Ertel, Monaco di Baviera, 1862

Vetro, metallo

INAF- Osservatorio Astronomico di Roma, [n.i. ???]

I nomi di Lorenzo Respighi e Angelo Secchi sono inscindibilmente legati all’invenzione del prisma obiettivo, dispositivo che consente di osservare contemporaneamente nel campo visivo del telescopio gli spettri di molte stelle.

Nel 1869 Respighi sperimentò il suo prisma obiettivo, ponendolo davanti al telescopio Merz dell’Osservatorio Capitolino. A lui va il merito di aver recuperato questa tecnica d’indagine nell’ambito della fisica stellare. L’idea del prisma obiettivo era stata infatti proposta dal fisico e astronomo tedesco Joseph von Fraunhofer, ma era stata da questi presto abbandonata per problemi tecnici dovuti alle caratteristiche del prisma. Respighi comprese che il prisma usato da Fraunhofer aveva un angolo rifrangente troppo grande e fece costruire dalla ditta Ertel di Monaco un prisma a base rettangolare con un’apertura di soli 12°. Nello stesso periodo anche Angelo Secchi fece costruire un prisma obiettivo che utilizzò con i telescopi dell’Osservatorio del Collegio Romano, il rifrattore Cauchoix (cfr. RM.01) e il grande equatoriale Merz (apertura 24 cm), andato perduto nel luglio 1958 a causa di un incendio che devastò l’Osservatorio di Roma.

Tra Secchi e Respighi scoppiò una polemica sulla paternità dell’invenzione dello strumento, poichè le prime osservazioni eseguite con i rispettivi prismi furono pubblicate quasi contemporaneamente.

Il prisma obiettivo è stato uno strumento molto usato nella ricerca astrofisica di tutto il XX secolo, impiegato soprattutto con telescopi di tipo Schmidt per la fotografia ad ampio campo di migliaia di spettri stellari.

Bibl.: CALISI 1991, p. 41; CHINNICI 2000; ALTAMORE 2012.