Dal 21 marzo al 21 giugno 2016 a Firenze, Roma, Napoli, Palermo, Padova

L’ecclissi totale del Sole in Sicilia nel dicembre del 1870

L’ECCLISSI TOTALE DEL SOLE IN SICILIA
NEL DICEMBRE DEL 1870

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Seduta dell’Accademia di Scienze e Lettere di Palermo

 

osservazioni Denza 1870

Osservazioni dell’eclisse di Sole in Sicilia di Francesco Denza presso la stazione di Augusta

Il Presidente apre la seduta dicendo: Malgrado l’ampiezza della sala destinata alle sedute ordinarie della nostra Accademia pure l’affluenza del pubblico per ascoltare il discorso annunziato dell’illustre astronomo P. Angelo Secchi, intorno allo Ecclissi del 22 dicembre, è stata cosi numerosa che ci siamo trovati costretti di pregare il Rettore della R. Università, che gentilmente condiscese, a farci aprire questa vasta sala destinata alle Conferenze.
Poi il Presidente interprete dell’ansia del numeroso pubblico accorso, rimandando alla prossima seduta la lettura del verbale dell’adunanza precedente, dà la parola all’emerito P. Secchi, il quale dà conto sommario dei risultati ottenuti nell’occasione dell’ultimo ecclissi.
Egli esordi col dire di non esser preparato che a riferire in poche parole nello stile consueto delle accademie, mi che l’uditorio imprevisto l’obbligava naturalmente a maggiore sviluppo, onde implorava la pubblica indulgenza su questa esposizione non avendo in ordine che pochi e non ben disposti appunti. Aggiungeva un rendiconto completo non potersi ora sperare per mancanza di pubblicazioni officiali, onde si restringerebbe forzatamente a parlare delle osservazioni fatte dalla Commissione italiana e di alcune altre poche di cui aveva avuto contezza.
Dice che il vero motivo che lo avea spinto ad accettare la parola contro anche il peso delle precedenti ragioni che lo consigliavano a tacere era che bramava di cogliere cosi un’occasione di mostrare in pubblico la sua gratitudine per questa popolazione siciliana che l’avea accolto con tanta cortesia e dimostrazioni di stima. Cominciando dal suo ospite il sig. prof. Cacciatore, direttore dell’Osservatorio reale, che con infinita generosità e cortesia avea messo a sua disposizione l’Osservatorio e la sua casa, e passando a tutti i ceti tanto degli scienziati che dei magistrati e dei signori di ogni ordine, egli aveva avuto da tutti ed in tutte le città si distinte dimostrazioni di onore, che si trovava lieto di coglier; questa occasione per pubblicamente tutti ringraziare. Passò quindi ad esporre: i preparativi fatti per questo ecclissi e i risultati ottenuti. I preparativi furono fatti in grande scala, e non inferiori a nessuno dei precedenti. Nella sola Sicilia si ebbero commissioni officiali di Americani, di Inglesi e di Alemanni oltre molli altri volontari che contribuirono a moltiplicare i centri di osservazione. La commissione italiana era divisa in due gruppi posti alle estremità della zona di totalità nell’Isola, cioè ad Augusta e in Terranova. Quella di sede in Augusta era divisa in 4 gruppi destinati a speciali osservazioni. Il prof. Cacciatore col signor Agnello all’ osservazione dei contatti e misure di precisone. Il P. Secchi e il Padre Denza per le fotografie e lo studio spettroscopico della corona. Il signor Donati per la spettroscopia delle protuberanze; il prof. Blaserna era incaricato di studiare la polarizzazione della luce della Corona e il Padre Denza avea con vari ufficiali del Plebiscito ed altri volontarii organizzato un servizio metereologico a frequenti intervalli durante l’ecclissi. A Terranova simile distribuzione di lavoro si era istituita tra i signori professori Tacchini, Nobile, Lorenzoni, e Müller, Serra ecc.
Una speciale distribuzione di osservatorii nel senso trasversale alla zona della totalità era stata fatta nella Calabria presso Reggio dal R. P. Serpieri scolopio in accordo col sig. cap. Buffa di stato maggiore, il quale, occupato nei fare la caria di quella regione, dispose che fossero scaglionati di tanto in tanto vari ingegneri topografi nella linea normale alla zona, affine di trovare il punto preciso in cui l’eclissi finiva di esser totale.
Finalmente nel senso verticale molli arditi viaggiatori osarono sfidare le nevi dell’Etna, o salirono a grandi altezze; il sig. Peters andò fino ai Monti Rossi, il sig. Da Schio sali sino a due mila metri. Se il cielo corrispondeva all’ardir loro si sarebbero avuti cerio risultati di grande importanza, ma fin d’ ora possiamo dire che a compenso del loro zelo non ebbero che la neve e la grandine sugli objettivi dei loro telescopii; invece dei desiderati raggi delle aureole solari. L’idea però resta e il disserente fece rilevare i vantaggi che si avrebbero ad osservare le protuberanze anche in pieno sole su quella vetta sublime.
Ogni osservatore avea uno scopo determinato e prefisso, onde non andare vagando incerto nell’opera. Ma lo scopo principale era lo studio della Corona nelle forme e nella estensione, per cui furono oltre i disegni destinati gli apparati fotografici; i quali mezzi naturalmente doveano dare anche le protuberanze. Lo studio spettrale poi era quello che occupava il primo posto per rilevare la natura chimica delle sostanze che formano questi inviluppi solari, e perciò numerosi erano quelli di apparati spettroscopici potenti provveduti e di varie qualità e forza.
Le particolarità che spettavano alle circostanza fisiche del fenomeno, aveano pure il loro personale fissato, come apparirà dall’esposto dei risultati ottenuti.
Questi risultati benchè imperfetti e benchè generalmente contrastati dallo stato del cielo burrascoso; che in più punti frusciò le fatiche degli astronomi; pure non cessano di essere sommamente importanti e tali da render memorabile eclissi.
Primieramente nella corona furono ad Augusta dal Padre Denza vedute due linee ben decise, luminose su spettro continuo. Una di queste fu notata anche a Terranova e fissata bene dal signor Lorenzoni, l’altra non fu veduta da esso si veduta dal P. Denza, ma stando nel mezzo tra il verde e il giallo coinciderebbe con quella già accennata dagli Americani nel 1869 e che fu creduta dubbiosa. La vivacità di queste due righe era singolare, e fu deplorabile che la brevità del tempo accorciati! per più della metà dal passo di una nube, non permettesse di fissare la posizione. Questo è già un risultato assai importante. Nelle protuberanze il sig. Donati ad Augusta con un potante spettroscopio a sei prismi potè notare la forza e I’ intensità delle righe principali, e la maggiore altezza della riga gialla, il che spiega l’orlo giallo che quelle protuberanze aveano direttamente vedute e mostra che questa stria dipende da una sostanza diversa dall’idrogeno. Il sig. Lorenzoni a Terranova oltre le tre principali vide moltissime altre righe nella regione specialmente del verde e fissò la posizione di alcune. Questo risultato ebbe pure il sig. prof. Nobile e il sig. Burton. Da questa osservazione importante resta confermata la complicazione della composizione delle protuberanze, quale già era stata veduta nelle complicazioni a sole scoperto, ma insieme mostra quale immenso vantaggio si abbia ancora a sperare dagli eclissi, malgrado la bella scoperta del sig. Jannsen.
Le pinne delle falci acutissime a cui fu ridotto il sole, analizzate da me poco dopo la totalità appena fatte le fotografie, mi diedero uno spettro discontinuo, con numerose e larghe interruzioni, ma il mio scopo allora non essendo quest’analisi ma solo il rilevare la forma della protuberanza nello spettroscopio, non ne fissai i gruppi il sig. prof. Nobile a Terranova ha con più particolarità studiato questo fenomeno e rilevatovi delle linee numerosissime di molte delle quali ha fissato la posizione. Questa è pure una osservazione capitale, perchè permette di profittare degli ecclissi anche non totali in avvenire per studiare la composizione dello strato superficiali’ della fotosfera solare.
Le fotografie della corona non ebbero luogo per causa di una nube che passò in quel momento avanti al Sole e lo copri per oltre la meta del tempo, ma emerso che ne fu, potemmo farne una delicatissima delle protuberanze dal lato occidentale. Il sole si vide ricchissimo oltremodo di protuberanze di maravigliose forme e varietà, giustificando quello che erasi fin dal mattino veduto negli spettroscopii. La fotografia verrà confrontata coi numerosi disegni fatti a Terranova e da noi. Molte fotografie delle fasi furono fatte ‘che saranno utili per rilevare quale fiducia si possa nella fotografia collocare nel prossimo passaggio di Venere avanti al Sole n. I 1874.
La corona apparve ove fu sereno (e lo fa in più punti, come per incantesimo spezzandosi le nubi) come una India aureola brillante fornita di raggi conici sparsi tutto intorno ed in generale retti ed acuminati. Questi raggi parvero in alcuni siti come staccati e non connessi tra loro alla base dall’aureola generale che orla la luna. Ma questo non è che un effetto dell’assorbimento della nostra atmosfera che non era in condizioni normali per cui l’aureola stessa si trovò assai ristretta e ridotta ‘anche per la poca altezza del sole alle proporzioni di quella che fu altre volte veduta nelle regioni settentrionali. La fotografia ha istruito il disserente che anche la luce solare diretta era ridotta ad 1|4 della sua forza relativamente a quella che si ha in estate; e quindi la corona ancora dovea apparire più stretta di quella veduta a sole più alto. A Terranova Saturno si vide toccare il vertice dì uno di questi raggi fatto a forma di mitra. Solo in pochi sili alcuno di questi raggi apparve tortuoso; in generale furono rettilinei.
La luce della corona fu trovata dal sig. Blaserna fortemente polarizzata, il che fu confermato dall’inglese sig. Reynard che ne defini anche il piano di polarizzazione in direzione radeale al sole. Questo è una dei punti che occorrea chiarire essendo le antecedenti osservazioni contraddittorie: stabilito il fatto resta ora a darne la spiegazione; sul che non sono tutti d’accordo.Al momento dell’accostarsi della totalità è bello il vedere l’appressarsi dell’ombra a studiare le varie fasi del colore del cielo che successivamente vestono l’orizzonte. Questo studio fu fatto ad Augusta dal sig. cap. Pistoia di stato maggiore dall’alto della cittadella, che notò in vivace descrizione il vario succedersi all’orizzonte lontano sparso di nubi quella bolla scena di luce e di oscurità, quasi alba che rapidamente arriva e si dilegua. Quivi poi e in molti altri siti furono vedute quelle cosi dette ombre volanti o strisce, che notate in altri eclissi precedenti, restavano ancora problematiche.
Queste in nessun sito furono meglio studiate che presso la zona limite della totalità cioè a Reggio e fuori di essa a Messina. Risulta dalla relazione del P. Serpieri e dei professori Seguenza e Corba che queste strisce ombrose erano di una larghezza apparente di uno a due decimetri o più secondo la distanza dell’oggetto su cui apparivano; inoltre che esse erano parallele all’orlo della falce solare e che orlavano tutto il cono dell’ombra lunare.
Cosi ben definito il fenomeno, si potrà dai fisici passare alla loro spiegazione non ancora ben chiara, ma che al disserente sembrava dover essere molto connessa collo stato atmosferico terrestre, allora generalmente agitato. Furono singolari le sensazioni che il moto di queste ombre produssero negli osservatori: e perfino negli animali che ne furono spaventali; e la genie diceva che pareva che il mondo giraste.
L’influenza sul colore degli oggetti quando erano rischiarati solo dalla estremi luce del lembo solare fu studiata pure dal signor cap. Buffa e da alcune signore, che avendo esposto al sole stoffe e carte tinte dei colori dello spettro solare; videro offuscarsi le tinte come se fossero coperte da un velo, e sparire in prima li tinta azzurra. Molte altro osservazioni vennero fatte che non sono riferibili in si corto ragguaglio, e che non sono senza importanza, ma ommettonsi per brevità.
Risulta pure dal detto, essere stato quest’eclissi fecondo di grandi risultamenti, ed aver aperto la via a nuovi studi, il che lo renderà perciò solo benemerito della scienza.
In fine il disserente espose gli studi fatti dalla Commissione italiana alle sue due stazioni, a fine di determinare le coordinate geografiche, dei luoghi, servendosi per la longitudine del telegrafo elettrico, come pure la. determinazione degli elementi magnetici assoluti e differenziali nelle variazioni diurne e la copiosa serie di osservazioni orario meteorologiche fatte in questa occasione per oltre a 10 giorni consecutivi, i quali studi sarebbero da sè soli già di molta importanza, e basterebbero anche senz’altro a giustificare l’attività della Commissione.
Il pubblico plaudisce questo discorso, dopo di che l’ora essendo tarda il Presidente leva la seduta.

Il Segretario generale                                                                                II Presidente
   Giovanni Raffaele                                                                                   Principe Calati

Nuove Effemeridi siciliane, 1870, A. II, n. VIII-IX

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