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L’ecclissi solare del 22 dicembre 1870

VARIETÀ
L’ecclissi solare
del 22 dicembre 1870

Abbiamo dall’illustre prof. Donati la seguente lettera:

Augusta di Sicilia, il dì 24 dicembre 1870.

La nottata dal 21 al 22 fu qui ad Augusta veramente perversa. Vi fu uno sviluppo di elettricità, pioggia ed un vento di sud cosi impetuoso che fu creduto prudente lo stare a far la guardia alle nostre baracche, per tema che non fossero portate via insieme con gli strumenti. All’alba il cielo era sempre tutto coperto da densissimi nuvoloni; però verso le otto il vento girò a libeccio, e allora potemmo incominciare a osservare il sole traverso agli squarci delle nubi; incominciammo pertanto a sperare che forse avremmo potuto fare altrettanto anche nel tempo della totalità dell’eclissi.
Da una specie di Consiglio di guerra che noi avevamo tenuto, per discutere il miglior sistema d’attacco, era stato stabilito che il professore Cacciatore, assistito dal professore Agnello, si occupasse della determinazione della durata della totalità, e della grandezza c della posizione delle protuberanze rosacee che si vedono intorno al sole ; che il P. Secchi, assistito dal fratello del professore Cacciatore, e dal fotografo signor Taglierini, si occupasse delle fotografie dell’eclissi; che il professore Blaserna , coi suoi assistenti Macaluso e Saporito, osservasse la polarizzazione della corona; che il P. Danza, assistito dal signor De Lisa, osservasse le linee della stessa corona; e che io, assistito dal signor Paolo Cantoni, osservassi le strie spettrali delle protuberanze.
Tutti ci mettemmo di buon mattino ai nostri istrumenti per verificare se tutto andava in perfetta regola, e per fare tutti quegli studi e preparativi preliminari indispensabili per la buona riuscita delle nostre osservazioni. Quantunque nel corso della mattinata il sole non potesse vedersi che ad intervalli, pure il P. Secchi ed io potemmo constatare, coi nostri spettroscopi, che in quel giorno apparivano sul disco solare moltissime protuberanze di forme e grandezze diverse; pareva che il nostro gran luminare, che stava per esserci momentaneamente nascosto, si fosse proprio messo in gala, sapendo di essere l’oggetto di tanti sguardi che a lui si dirigevano curiosissimi, nella speranza di conoscere qualche cosa di più intorno alla sua misteriosa natura.
Quando l’eclissi parziale incominciò, tutti potemmo notare il tempo che sognavano i nostri cronometri. Il successivo avanzarsi dell’eclissi fu osservato ogniqualvolta le nubi non lo impedivano. Il momento solenne della sparizione completa del sole fu pure osservato a traverso una nube trasparente: ma subito dopo, la parte più densa di quella nube ci tolse la vista di tutto. Ognuno stava fermo e trepitante con l’occhio fisso al proprio istrumento, ove appunto si vedeva tanta luce quanta appena bastava per iscorgere le tenebre; ogni speranza pareva fallita!

Alcune fasi dell'eclisse di Sole del 1870 fotografate da Angelo Secchi ad Augusta

Alcune fasi dell’eclisse di Sole del 1870 fotografate da Angelo Secchi ad Augusta

Fortunatamente però, alcuni secondi prima che il sole tornasse a ricomparire, quella importunissima nube, causa di tante nostre ansie, cambiò un poco di posizione, e ci permise di poter vedere il fenomeno per tanto tempo quanto bastò a fare molte importanti osservazioni , sebbene ci avesse già impedito di far tutto quello che ci eravamo proposti di fare. Il professore Cacciatore che aveva determinato alcune distanze delle corna solari, determinò anche la durata della totalità; il P. Secchi che aveva già preso molte fotografie delle fasi, potè anche ottenerne una dell’eclissi totale, e verificò te differenze che passano fra l’aspetto delle protuberanze vedute direttamente a sole eclissato, e l’aspetto delle stesse^protuberanze vedute a sole pieno a traverso lo spettroscopio. Il professore Blaserna osservò la polarizzazione della luce della corona, il P. Denza vide due linee nella corona stessa; io vidi e determinai la posizione di tre strie spettrali di una protuberanza. I nostri assistenti si mostrarono tutti attenti e periti come era indispensabilissimo per ottenere dei buoni risultamenti.
Appena fatte le surriferite osservazioni principali, e molte altre secondarie, ma sempre importantissime, delle quali tutte sarà da ognuno reso ampio conto in seguito, il sole comparve di nuovo. Cosi era finito quel momento per il quale noi e molti altri scenziati stranieri avevamo sopportato non poche fatiche e disagi; per il quale avevamo dato anche tante noie e disturbi a questa ospitale città di Augusta; per il quale il nostro governo ed i governi di molle altre nazioni hanno speso tanti e tanti denari t Valeva la pena di far tutto questo? Forse qualcuno potrà rispondere di no; ma certamente non si troverà alcun uomo di scienza che non risponda di si. Sono passati quei tempi in cui con pochi e piccoli mezzi si potevano fare grandi scoperte; ora vi vogliono invece molti mezzi e grandissimi per potere allargare anche di poco il campo delle umane cognizioni. Senza volere nè potere in questo momento prevedere le conclusioni che potranno emergere dal complesso di tutte le osservazioni fatte da tanti dotti italiani e stranieri in questa occasione, pare intanto stabilito dalle sole osservazioni da noi fatte qui ad Augusta che vi è analogia fra la luce della corona solare e la luce delle aurore boreali; che la luce della stessa corona è riflessa; e che la protuberanza da me osservata conteneva l’idrogeno nelle sue parti più prossime al sole , e che conteneva anche un’ altra sostanza che si estendeva anche nelle parti più lontane del sole ma alla quale non sappiamo anche se corrisponda alcuna delle sostanze che si conoscono sul nostro globo.
Da un primo esame sommario dei risultamenti ottenuti, a me sembra insomma che come in Sicilia furono stabiliti dal Piazzi quei dati che sono e saranno sempre le basi di quella principalissima parte dell’astronomia che ha di mira i movimenti dei corpi celesti, cosi sia certo che parimente in Sicilia siano stati ora stabiliti quei dati che saranno le basi di quella parte della astronomia che ha di mira di investigare la natura fisica dei corpi celesti.
Se così è, come credo, la Sicilia potrà gloriarsi di essere stata la sede dei fatti più importanti che si riferiscono all’astronomia del presente secolo.

G. B. Donati.

Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, 1871, n. 3, 3 gennaio

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