Dal 21 marzo al 21 giugno 2016 a Firenze, Roma, Napoli, Palermo, Padova

Alla luce

di Maria Giuseppa Guacci-Nobile

_____

Fulgida, creatrice
Beneficenza di lassù, che un giorno
Abbracciasti la terra e lesti viva,
E la valle profonda e la pendice
Prima informasti di virtute attiva,
E di bellezze hai l’universo adorno;
il tuo misterioso alto soggiorno,
Onde colori ogni terreno aspetto,
Svela, o fulgida, svela,
Chè l’umano intelletto,
Bello d’ale potenti, ecco, s’inciela!

Quando su l’egra terra
Veramente fiorìa l’uomo e l’ardire,
A la tua vista ogni anima s’accolse;
E, d’amore in amor, di guerra in guerra
Varcando, a te le preci e i voti sciolse,
Fe’colonna d’incensi a te salire.
Poiché le belve impoverite d’ire
E l’acque obbedienti e i fausti campi
Seguitàr le sue scuole,
Misurò gli aurei lampi,
E s’addentrò ne’tuoi misteri, o sole.

Sette ardenti colori
Nel sincero tuo raggio discoperse,
Or simile a viola or a narciso*;
E, avendo l’alma a’tuoi celesti ardori,
In raggi vari ebbe il calor diviso**,
Onde fin l’aurea luna il mondo asperse***.
E, quando in mezzo a nubi atre e diverse
Tu fiedi, o luce, e fra piovose stille,
Il magiaro intende,
Per cui di color mille
In aria smisurato arco s’accende.

I nitidi cristalli
Architettati in mille forme nove
La tua chiara virtù fer manifesta;
Or in gemme specchiata or in coralli.
Or fra l’aure soavi or in tempesta,
Mostravi il quando del tuo corso e il dove;
Qui dove l’amor tao più largo piove
Surse uno spirto, e fu sereno foco****
Che mai nebbia non grava,
Poiché in oscuro loco
Te, fiammella di vita, imprigionava.

Tu, per angusta via
Ivi passando, alla contraria parte
L’esterno obbietto figurar solevi.
Ma l’adombrata immagine fuggìa
Come da l’occhio le disciolte nevi,
Si che la fronte alzò pensosa l’Arte.
Dove la Senna una città diparte
Quindi levossi un paziente ingegno*****,
Che, mentre il tempo vinse,
Te, che sul mondo hai regno,
Ad indelebil opera costrinse.

Sogno e favola parve
L’atto stupendo, allor che tanta voce
Ondeggiava su l’aure pellegrine;
Ma disgombrar le sospettose larve,
E l’opra corse a glorioso fine,
Come fiume che va dritto a la foce.
V’ha nel tuo raggio una virtù veloce,
Che mille essenze accolte in una intera
Scioglie in lor forme prime******,
Questa d’immagin vera
Argenteo specchio rapitore imprime.

Oh veramente io veggio
Ringiovanirsi le memorie antiche,
E l’ampia terra disvelarsi ignuda,
E l’oceàno offrir da l’imo seggio
Quanta ricchezza mai nel grembo chiuda,
Nè più l’alme scienze andar mendiche.
Oh divina pittrice, a le fatiche
D’ogni assiduo intelletto ed a la speme
Amorosa rispondi,
Che di si nobil seme
Certo io vedrò più oltre che le frondi!

Però, celeste idea.
Vieni e penetra la terrena mente,
E l’eterne bellezze in lei figura;
Chè sozzo orgoglio ed avarizia rea
Tengon la cima, e di procella oscura
Velano amor ohe infiora l’oriente.
Ahi, se una volta armoniosamente
Al suo vero destino alzerà l’ali
Questa umana famiglia,
De le cose mortali
Fia la più luminosa maraviglia.

 

* Analisi della luce fatta dal Newton.
** Scoperta del Melloni, per la quale i raggi invisibili del calore rimangono divisi, come i visibili della luce, in raggi di diversa natura.
*** Calore del raggio lunare, dimostrato dal Melloni.
**** Giambatista della Porta, matematico e fisico napoletano, inventore della Camera oscura.
***** Daguerre.
****** Si allude a’ raggi chimici che si contengono nella luce solare, i quali pare sien cagione del dipinto dagherriano.

 

Rime, vol. 1, Napoli, Stamperia dell’Iride, 1847