Dal 21 marzo al 21 giugno 2016 a Firenze, Roma, Napoli, Palermo, Padova

Importante scoperta astronomica circa le macchie solari

Bollettino
di scienze fisico-naturali
II.

13309573511112670181decorative-lines-2_large-md

Astronomia.

Importante scoperta astronomica circa le macchie solari.

Mentre il sig. Capocci direttore del R. Osservatorio astronomico di Napoli stava il 25 gennajo p. p. alle ore 9 guardando le numerose macchie che ricoprono il sole, parvegli vedere in una di esse un istantaneo cangiamento. Altri di questi ripetuti e variati cambiamenti avvennero e furono posti fuor di dubbio sì dal detto che dall’altro astronomo, l’inglese generale Brisbane a caso capitato a quell’osservatorio. Con tali mutamenti vuol il napoletano osservatore che la natura abbia disvelato tutto il mistero della materiale costituzione della superficie del sole. Le così dette macchie sono delle immense aperture in forma d’imbuto, che si formano in un involucro luminoso che ricopre il corpo solido del sole, il quale apparisce come oscuro in fondo a quelle voragini per l’effetto del vetro fosco, di cui si fa uso in tali osservazioni. Queste aperture vengono formate dall’eruzione di un altro fluido non luminoso ed abbastanza trasparente, il quale sgombra l’apertura da tutta la materia luminosa che vi era prima e che vorrebbe ad ogni tratto ritornarvi, e l’accumula d’ogni intorno, e la caccia via e l’addensa e quì e qua in forma di lunghissimi solchi assai più vivi e fulgidi del resto della superficie agitata adjacente.

macchie solari capocci

Disegno di macchie solari osservate da Ernesto Capocci il 2 ottobre 1826 all’Osservatorio di Napoli

Questa corrente ascendente (come una polla d’acqua che zampilla da un pozzo artesiano) col variare alquanto di direzione produce nell’apertura, massime nel suo perimetro superiore (aulicamente dello penombra) delle variazioni enormi: e tali che nè sul nostro pianeta, nè in niun altro corpo celeste prima d’ora si erano mai vedute le simili; tanta velocità sembra indicare nella produzione del fenomeno delle forze elettriche; perochè in un baleno vedi l’orlo del baratro che prima era a cagion d’esempio, in Europa, stendersi nelle rive opposte di America ed invadere in sè tutto l’Atlantico! L’ interno poi di tali aperture o crateri, le cui pareti coniche ne svelano la costituzione degli strati dell’atmosfera ignea, offrono cangiamenti di non minore importanza. La marchia maggiore ch’egli osservò era un’apertura, come con reiterale misure trovò, che nella parte sua superiore aveva un’estensione capace di contenere tredici volle la terra; e nell’inferiore quella di quattro volle la terra ed aveva 1400 leghe di profondità.
Il sig. Capocci fece queste osservazioni con bei vetri a luce bianca avuti da Dollond di Londra, e tutto quanto asserisce intende garantirlo per certissima verità. — Dott. C.

Giornale della Provincia di Bergamo,1839, n. 30

scarica l’articolo originale